Per un matrimonio “europeo”.


CHI AMA NON LEGA: SI LEGA.

Il ragionamento sulle possibili evoluzioni di uno stile di vita deve necessariamente affrontare, prima o poi, anche scelte molto importanti, come quella di condividere la propria vita con la persona che abbiamo aspettato da sempre.

La  società italiana contemporanea sicuramente incentiva una risposta di natura matrimoniale a tale esigenza: un’istituto ben definito nel Codice Civile, e tutelato a livello costituzionale in quanto fondamento della famiglia (art.29).

Ma di che istituto si sta davvero parlando? Di quale famiglia?

Non discuteremo del matrimonio religioso. Sposarsi in Chiesa infatti è –  o dovrebbe – essere una scelta dettata dalla fede, le cui logiche che non ha senso discutere in questa sede.

Vi sottoporremo invece le nostre riflessioni sul matrimonio civile, e le ragioni dell’alternativa – a noi fortunatamente accessibile – dell’unione civile come scelta preferenziale per motivazioni simboliche e non solo.

La prima comprovata osservazione è che l’istituzione matrimoniale italiana è stata tradizionalmente misogina.  Ad esempio quando sanciva la legittimità della violazione dell’intimità femminile di una moglie ad opera del proprio marito, e di una nubile ad opera di chi se la caverà col matrimonio riparatore. O ancora quando impediva a una donna, una volta sposata, di ritirare personalmente lo stipendio, trasferendo tale diritto in capo al marito anche dopo il suo definitivo abbandono del tetto coniugale. E, di nuovo, quando pensiamo che la potestà genitoriale è stata riconosciuta alle madri solo nel 1975! Il retaggio culturale di un’impostazione sociale che vede la donna come uno strumento o oggetto rimane anche nell’attuale matrimonio, seppur in modo velato, nel “passaggio di consegna” della sposa dalle mani del padre a quelle dello sposo durante la cerimonia nuziale; e, al di là dei casi specifici, nell’immaginario collettivo che insiste sulla necessaria purezza della sposa (e ancora oggi esistono luoghi in cui il mattino seguente alla prima notte di nozze si deve appendere il lenzuolo macchiato dalla rottura dell’imene; forse esiste in qualche dove un analogo test per lo sposo?) rinforzata dall’abito lungo e bianco; nella chiara definizione dei ruoli, in particolare subordinato per la donna (anche dal punto di vista dell’immagine: quanti, se venisse chiesto loro di immaginare una sposa, se la figurerebbero  con i pantaloni?);

La seconda osservazione è che il matrimonio come evento sociale raramente è una celebrazione dell’Amore degli sposi, ma semmai, più spesso, un momento di puro esibizionismo delle rispettive famiglie (a meno che non siano davvero impossibilitate a spendere: si parli in tal caso di risparmio, perché ripiego obbligato, e non di sobrietà, che è una scelta), di stress per i futuri sposi, di continuo inevitabile spreco (dall’oggettistica, ai preventivi gonfiati in vista dello sposalizio per tutti gli annessi e connessi, agli avanzi delle portate, ecc…), a cui non possono assolutamente mancare lontani sconosciuti (consanguinei, ma non solo), persino maldicenti, in quanto strategicamente inopportuno annoverarli tra gli assenti.

La terza osservazione è che la nostra istituzione matrimoniale è sessista, in quanto non riconosce la libertà di sancire la propria unione sentimentale a prescindere dall’orientamento sessuale, anche di fronte a comprovati impegno e persistenza nella relazione.

La quarta osservazione è che il matrimonio italiano è un’istituzione invischiante, sul piano economico e relazionale, molto poco utile a rinsaldare i rapporti tra i coniugi e relativi ceppi familiari (la forza dei legami dovrebbe essere una premessa, non una conseguenza del legame matrimoniale… e un sentimento mai nato spontaneamente difficilmente scaturirà da una condizione forzata!). Non si capisce perché se davvero nella società non esiste discriminazione nell’accesso al lavoro (e quindi alla possibilità di gestirsi autonomamente) per uomini e donne, se davvero la legge equipara i figli nati fuori dal matrimonio ai figli “legittimi”, e se davvero le nostre tasse contribuiscono alla costruzione di un welfare che ci segue “dalla culla alla tomba”, si debba ricorrere ancora al matrimonio “per tutelarsi”. Da cosa? Forse dalle lacune presenti nelle garanzie solo formalmente – e a volte nemmeno quello – offerte dallo Stato? In un contesto sociale e istituzionale siffatto, è evidente il ruolo di ibernazione della contrattazione di alcune libertà civili e personali giocato dal matrimonio. A conferma della necessità di invischiare i cittadini attraverso il matrimonio ricordiamo quando costoso, lungo, difficile e doloroso sia divorziare: va bene, l’intenzione originaria era di stare insieme per sempre. Ma perchè non si può dare l’errore? E come definireste una relazione che dura solo perchè è economicamente proibitivo per i coniugi divorziare? Davvero si può ritenere che quest’ultimo clima giovi alla salute psicologica, oltre che dei coniugi, di eventuali figli? Chi vuole davvero stare insieme per sempre, dice all’Altro ogni giorno e non ha pertanto problemi, come nei molto discussi matrimoni a termine, a confermare periodicamente presso sedi istituzionali l’intenzione di proseguire la propria unione.

E  il matrimonio scaturito da ragioni prettamente economiche? Un bel tabù, ma solo a parole: la Legge lo tutela ben più della genuinità dell’Amore tra partner e delle relazioni parentali (dinanzi ai quali non ci sono figli e figliastri, ma anzi vi sono innegabili doveri di “trasferimento economico” dal consanguineo adulto benestante al consanguineo adulto indigente… anche in assenza volontaria di relazione! Cfr. art. 433 c.c.).

Se invece tra due persone ci sono davvero Amore e rispetto, e quindi:

– nessuno cerca di farsi mantenere dall’Altro approfittandone;

– la progettualità nasce dal reciproco riconoscimento e potenziamento;

– la stima profonda non viene confusa con l’infatuazione iniziale, ma segue alla conoscenza approfondita dell’Altro;

– la relazione nasce come scelta matura e consente una crescita continua e favorisce la massima realizzazione possibile dei partners;

basta una forma di tutela di quelle situazioni, come le emergenze sanitarie, in cui è evidente che il Lebenspartner è il migliore interlocutore di chi a vario titolo non può rispondere direttamente dei propri interessi, o in cui, come può avvenire nella definizione dello stato di famiglia, il mancato riconoscimento sociale della sussistenza della dimensione affettiva della coppia porta a una menomazione della sfera identitaria dell’individuo.

Non condividiamo invece la tutela legale contro il tradimento consumato (che, non a caso, fino a un passato recente ha giustificato il delitto d’onore!) perchè la fedeltà nasce innanzitutto in testa.

Fermo restando che chi tradisce la persona con cui ha liberamente stretto un patto sentimentale tradisce innanzitutto sé stesso/a (potrebbe infatti evitare il tradimento rescindendo per tempo dal patto), la vera dedizione fisica e mentale all’Altro non nasce dalla rinuncia ad altri potenziali partner (ipotesi talora suggerita dagli adii al celibato/nubilato), ma dal loro rifiuto, in quanto solo la nostra metà può darci quello che desideriamo. Una volta che tale soddisfazione viene infatti definitivamente meno, nella malaugurata ipotesi in cui si sia obbligati a mantenere la dimensione di coppia, pensate davvero possa essere a beneficio di qualcuno imporre una cintura di castità legale che nulla può contro le sicuramente incontenibili scappatelle mentali?

Comunque, è a nostro avviso importante sottolineare l’italianità delle contraddizioni  di cui sopra perchè è innegabile che l’istituzione matrimoniale risenta dell’assetto politico che la produce. Passando ai casi concreti, se considerassimo le prospettive evolutive in un’ottica europea vedremmo coesistere possibilità reali e orientamenti teorici magari divergenti, ma siuramente più interessanti dal punto di vista delle libertà civili.

Da questo punto di vista l’apertura francese ai Pacs, o il dibattito giuridico – e non solo – sul divorzio breve dovrebbero rappresentare più un obiettivo che non una vaga speranza.

Infatti, quanto è vero che esistono coppie che nel matrimonio tipicamente italiano raggiungono un equilibrio fondato sul sincero Amore e rispetto, magari col più ampio favore dei familiari e del contesto sociale allargatao, è evidente che, laddove vi sia un errore nella reciproca scelta dei partner, o mala fede da parte di uno dei due, il pezzo di carta che li unisce diventa il biglietto di sola andata per un inferno senza fine.

Anche per incentivare la civilizzazione del matrimonio inteso tanto come istituto che come situazione culturalmente determinata ci pare quindi opportuno – soprattutto per chi già vive una stabile convivenza more uxoriofare delle c.d. unioni civili innanzitutto una forma di attivismo.

I registri delle Unioni Civili non sono purtroppo attivi in tutti i Comuni italiani: questo impedisce di fare loro rete e di “trasferire” il riconoscimento della coppia di fatto sul territorio italiano.

C’è poi un problema di gerarchia delle fonti del diritto: i Comuni possono modulare la regolamentazione dell’unione civile nei limiti delle proprie competenze, ma le questioni patrimoniali e non che vi confluiscono sono oggetto dei livelli normativi superiori e quindi inaccessibili, di fatto, agli Enti Locali!

Interessante poi, per quanto riguarda la gestione dell’emergenza sanitaria, l’intersezione con tutta l’annosa questione del testamento biologico per il quale, lo ricordiamo, persiste ancora un grave buco legislativo.

Per tutte queste ragioni è fondamentale attivarsi per la predisposizione di un disegno di legge essenziale ma equilibrato, e per la raccolta di firme necessaria per la relativa sottoposizione al Parlamento.

Noi crediamo che l’Amore vero nasca, cresca e sia alimentato dall’impegno nella libertà di scegliere. CHI AMA NON LEGA: SI LEGA.

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Una risposta a Per un matrimonio “europeo”.

  1. Irma ha detto:

    A una certa età con figli grandi e una lunga convivenza alle spalle può “servire” sposarsi. E’ un po’ un ripiego, ma come tutelarsi quando si inizia a invecchiare e bisogna cercare di essere lungimiranti? Ai nostri tempi si era in pochi e pure guardati male. Voi siete giovani avete una vita davanti e ora siete in tanti magari le cose col tempo cambieranno.

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