Infanzie da salvare.

Avete anche solo un vago ricordo di voi a 3 anni? Ecco, pensate a quel bambino, a quella bambina. Immaginate che qualcuno l* prenda, l* chiuda  fin sopra i capelli in un sacco a pelo di cartone spesso, con due buchini per respirare talmente stretti da non far filtrare la luce. Immaginate che, così “inscatolat*”, venga impilat* con altri due-trecento bambini dentro a un container. Per quattro giorni. Senza possibilità di muoversi o evitare di farsi i propri bisogni addosso. Senza cibo e acqua, senza mamma. E che avverta solo, in migliaia di gemiti, la paura degli altri bambini quando il buio soffocante che li circonda inizia a ondeggiare, a trasportarli, in un viaggio che per molti di loro sarà la morte.

Cos’è, un incubo?

Si, è un vero incubo, vissuto quotidianamente dai “piccoli” delle più diverse specie animali trafficate senza nessuna remora  dai protagonisti umani (non in senso morale, ahinoi) delle zoomafie. Vengono trasportati in grandi numeri per ottenere ottimizzare la speculazione puntando sulla quantità. Prima li togli al nido (chissenefrega se devono ancora essere svezzati e farsi gli anticorpi) e più ne trasporti, prima farai soldi (e – badate bene! – li farai fare a chi, nel luogo di destinazione, ti sceglie come fornitore sapendo che proponi cuccioli sottocosto) sui sopravvissuti (in proporzione variabile ma sempre proporzionale al numero di partenza, per cui, melius abundare…). Di questo problema avrete già sentito parlare almeno una volta negli ultimi anni, o sui mezzi di comunicazione (ad esempio qui e qui) o direttamente per voci di quanti, tra i vostri amici e conoscenti, hanno per esempio dovuto assistere alla morte o al grave deperimento fisico (e non solo) del costosissimo cagnolino acquistato presso un locale negozio di animali.

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La speculazione sugli animali da compagnia purtroppo, però non è che un lato della medaglia. Per esempio, può toccare ai pulcini di tordi, merli e cesene. Polizia provinciale e carabinieri di Prato, nel corso di un’operazione antibracconaggio, ne scoprirono non troppo tempo fa ben 500, chiusi nel portabagagli di un’utilitaria polacca. I due autisti avevano ben pensato di affrontare il viaggio dall’Est Europa sapendo di proporre un’offerta imperdibile a quanti, in Italia, necessitavano di quei volatili come esce da caccia (alcuni esemplari di sesso maschile vengono quotati, singolarmente, fino a 300 euro).

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Alcuni purtroppo sono morti. Altri sono visibilmente indeboliti, ma col supporto dei volontari che li hanno accolti (tra cui quelli della LIPU, che ne ha accudito una buona metà presso il CRUMA ) ce la faranno.

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Il dramma è che in queste storie l’happy end non c’è mai. Semmai, essere sopravvissuti e poi nutriti dentro a delle gabbie dopo aver subito uno sradicamento così traumatico dalle proprie origini è un finale consolatorio, che fa certo onore ai volontari che si prodigano per accudirlo nonostante la scarsità di risorse (a proposito: in casi come questi se avete anche solo qualche euro o  qualche ora di tempo da devolvere alla causa potete fare molto!), ma non può non farci riflettere sulla mancanza di confini che l’Uomo associa ai propri desideri, trasformandoli in un arbitrio aggressivo, violento, e soprattutto privo di dignità. Una dignità che manca non tanto a chi se la vede strappare, senza possibilità di appello, come essere vivente, ma a chi si erge a volgare burattinaio dei destini degli altri componenti dell’Ecosistema (e non ci riferiamo solo ai trafficanti di professione: gli esempi si contano purtroppo a bizzeffe).

Se foste stati i bambini di cui parlavamo all’inizio, in quella condizione avreste preferito non finirci e basta. Cerchiamo dunque di essere vigili affinché tutto questo non accada ad altri.

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2 risposte a Infanzie da salvare.

  1. Imma ha detto:

    E ricordiamoci di ricordare: non comprate gli animali, non comprate gli animali, non comprate gli animali.
    Se l’animale che volete non è ottenibile in altro modo che aprendo il portafoglio, pensateci su, un motivo ci sarà pure.

  2. Anonimo ha detto:

    Non è un vezzo è una scelta ben precisa, che abbiamo fatto per poter meglio veicolare e promuovere le idee per la liberazione animale.

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