Coppe ecologiche.

Le mestruazioni sono un fatto naturale la cui gestione ha oggigiorno un peso ecologico notevole (alcune fonti dicono che quasi un quarto dei rifiuti non riciclabili siano riconducibili alla categoria “pannolini” – siano essi per bambino, per donna o altro). Questo, sommato al fatto che la tutela della salute del singolo (in questo caso le donne) si ripercuote positivamente sull’intera popolazione, dovrebbe cominciare a mettere in discussione:

  • la retorica dell’innominabilità del mestruo (anche da parte delle donne – a cui consigliamo la lettura di questo libro. Cosa mai ci sarà di orribile nelle… MESTRUAZIONI??? E pensare che a loro hanno pure dedicato un museo! E la Disney – la DI-SNE-Y – ne era già occupata nel 1946!);
  • la sistematica relegazione della “competenza” nella gestione del problema a una ben delimitata fetta di popolazione (le femmine in età fertile, in questo caso).

Non capiamo perché non si dovrebbe coinvolgere nella faccenda anche quella metà del cielo che non avrà le sue cose, ma se ne interessa comunque in un modo o nell’altro (in un’ ottica contraccettiva, per esempio). Senza contare che il pianeta (e la responsabilità di preservarlo così come lo si trova) è di tutti! Pensiamo semmai che, ad esempio, un regalo che un partner attento e premuroso potrebbe fare alla compagna con cui condivide le proprie convinzioni in materia di salute e ambiente è la coppetta mestruale, cioè un morbido contenitore che raccoglie il flusso mestruale all’interno della cavità vaginale, come farebbe un tampone, ma riutilizzabile più volte prevenendo l’accumulo dei problematici rifiuti di cui in apertura. Vi mostriamo a titolo di esempio le taglie small e medium di un modello tedesco, messo a confronto con un copri obiettivo da 38 mm così che possiate rendervi conto delle dimensioni:

meluna-medium-sacchettino-by-jaulleixe meluna-medium-profilo-by-jaulleixe

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Lettrici e lettori, questo post riguarda tutti voi, perché oggigiorno tutti voi dovreste sapere cos’è una coppa mestruale. Poi, che la regaliate alla vostra bella o alla mamma (per lui), che la compriate per voi stesse, per le amiche, le figlie (per lei), o che la usiate per mescolare i dadi quando giocate a Yahtzee (non vogliamo sapere per chi), non è affar nostro e men che mai nostro problema ^_^

Comunque, la vita media della coppa mestruale è stimata intorno ai 10 anni (alcuni azzardano 15): per tutto quel tempo si risparmierebbero i costi degli assorbenti in termini di spesa e inquinamento. La spesa, a seconda del ciclo dell’acquirente, viene in media ammortizzata tra i  3 e i 6 mesi. Pare infine che si possa abbinare, grazie al posizionamento a diverse altezze, ad anticoncezionali come l’anello Nuvaring. Comunque, una delle prime caratteristiche da scegliere, qualora se ne volesse acquistare una, è capire quale taglia (piccola o grande) fa al caso proprio. Per i venditori non conta solo l’età (la scriminante che va per la maggiore è l’aver superato o meno i 25 anni) o l’aver o meno partorito in modo naturale, ma anche l’abbondanza del flusso mestruale (se siete tra le fortunate che godono di un flusso ridotto anche nei primi giorni, vi potete permettere, anche se siete già mamme e in là negli anni, la taglia “grande” di una marca che, per dirla con termini mutuati dal settore dell’abbigliamento, veste poco); per la nostra esperienza tutto è subordinato alle vostre “dimensioni” e quindi, presumiamo, al primo fattore (l’età).

Navigando nei siti dei principali produttori internazionali scoprirete, comunque, un nuovo “mondo”, dal punto di vista della cultura della responsabilità (e quindi dello stile di vita), da un lato, e dal punto di vista delle inevitabili deformazioni indotte da tutto ciò che può essere mercato su larga scala (e quindi trend), dall’altro:

  • Mooncup (la prima di cui noi abbiamo avuto notizia, durante una delle precedenti edizioni di Terra Futura e, forse anche per quel nome un pò “esoterico”, la più nota, al punto che potreste trovarla, da noi, persino in qualche farmacia. Molti la trovano ingiustificatamente costosa rispetto alle altre marche. Comunque potete vederla bene qui);
  • Keeper (precursore – nasce nel 1987 – in lattice della siliconica MoonCup; sarà anche un oggetto storico ma, non ce ne vogliano i produttori, sembra uno sturalavandini);
  • Ladycup (corredata da BIOsacchetto, dicono sia piuttosto morbida. La garantiscono per 15 anni, ma è più cara della media);
  • Fleurcup (molto gradevole a prima vista – bella a nostro avviso quella color arancio, quasi color carne, che la rende molto “naturale” – è forse la marca più apprezzata, almeno stando a quanto ci è capitato di leggere in forum e simili);
  • MeLuna (coppetta tedesca, dalla qualità certificata, molto apprezzata per la disponibilità in 3 taglie invece che le classiche 2; sul piano del design, propone delle alternative al solito bastoncino gommoso per l’estrazione, nonché delle alternative al silicone, dato che è fatta di TPE. Un riassunto “ufficiale” in italiano l’avete qui);
  • Lunette (modello finlandese – il cui uso è mostrato in questo video – molto capiente, per alcuni “copiato” dal marchio – da cui diffidare –  Green Donna. Sul problema delle copie illegali delle coppe mestruali si veda anche qui);
  • Femmecup (la sezione news del sito promette, in un articolo del 28 ottobre 2010, addirittura la drastica riduzione dei dolori mestruali: “Monthly period pains, cramps and discomfort could become a thing of the past by simply switching to using Femmecup in place of disposable tampons and pads.” Un tantino trash il sacchetto contenitore a forma di mutandina);
  • Diva Cup (molto adattabile ma, secondo alcune testimonianze, meno semplice da pulire di altre coppe. Forse è per quello che è stato previsto un sapone apposito. Le testimonial in giacche di velluto fucsia e l’assenza di foto dettagliate non suscitano troppa simpatia. Dalla sua comunque ha  una certificazione di qualità);
  • Miacup (coppa sudafricana pronta per l’espatrio: il sito è organizzato per il cambio in valuta straniera);
  • Naturcup (anche qui il richiamo visivo alla “natura” è demandato al sacchetto dallo stile essenziale, ma dalle caratteristiche meno definite rispetto a quello abbinato alla Ladycup. E’ offerta in 3 taglie)
  • Yuuki (coppa ceca prodotta con silicone tedesco, ha una linea molto rigorosa ed è conservabile, oltre che nel sacchetto, in un apposito barattolo che la protegge persino dalle radiazioni UVA – non si sa mai che si abbronzi!!!!! :-| )
  • IrisCup (il sito forse voleva essere di semplice accesso, ma considerando anche i limiti culturali che dovrebbe comunque superare per “vendere”, risulta semmai semplicistico e destinabile, per la prima volta, a donne più simili alle protagoniste di Rasa il pratino che non a delle squirrel-kisser; tuttavia questa scelta, strategicamente, potrebbe comunque aver un senso, cioè accalappiarsi una fetta di mercato difficilmente agganciabile altrimenti – il che sarebbe importante anche dal punto di vista ecologico. Salvato in corner);
  • Shecup (il rosa stucchevole del prodotto e il design molto fashion del sito parrebbe replicare l’impatto stile IrisCup; tuttavia le informazioni sono organizzate e approfondite in modo decisamente migliore e l’immagine a destra della coppia che si abbraccia rimanda a un bel messaggio di condivisione di questa scelta, solitamente – ed erroneamente – considerata solo della donna, anche se non single. Al momento di ordinarla, inoltre, offrono la scelta ecofriendly di riceverla priva di imballaggio – che può essere davvero ingombrante – si veda la Ladycup – mentre il sacchetto contenitore è prodotto all’interno di un circuito equosolidale);
  • Mpower (ma non era finito l’apartheid? Altro sito sudafricamo – coppe made in Cape Town, per la precisione – ma palesemente destinato a donne bianche – dal look che ammicca in direzione postcolonialista alla Indiana Jones, se il concetto non fosse chiaro);

La scelta della coppa che fa al caso nostro è  purtroppo complicata dalle rare occasioni di toccare con mano questi oggetti venduti – per ora – soprattutto on line. Li abbiamo visti ogni tanto anche in qualche negozietto “alternativo” o in qualche  supermercato o farmacia “illuminati”, ma per lo più si trattava di un solo modello (addirittura in una sola taglia!). Per il confronto ed eventuali graduatorie tra diversi modelli e marche bisogna quindi affidarsi principalmente al passaparola. Ancora una volta molte occasioni di confronto si incontrano, fortunatamente, sul web, talora accompagnate dal racconto dei più imprevedibili usi alternativi (ad esempio PITTORICI!!!) da parte delle estimatrici.

L’assorbente va dunque abbandonato per sempre? Dipende. Noi recentemente abbiamo trovato, tra l’altro al supermercato,  degli assorbenti 100% in cotone (buoni dal punto di vista della salute umana nell’hic et nunc), proposti da un’azienda specializzata nel settore,  che dovrebbero essere biologici certificati  ICEA (in quanto il cotone non è stato trattato chimicamente), ipoallergenici ma soprattutto biodegradabili. Questa è la ragione principiale per cui siamo stati disposti ad affrontare un costo un poco superiore alla media, anche se, in coscienza, sappiamo che non essendo specificata la percentuale di biodegradabilità non abbiamo risolto se non marginalmente il problema!

vivicot-bio-1 vivicot-bio-2

[tenetelo a mente per qualsiasi prodotto definito biodegradabile]

Per questo abbiamo continuato a guardarci intorno, e abbiamo scoperto l’esistenza degli assorbenti lavabili , di cui vi proponiamo qui e nelle nostre prossime foto un esempio visivamente gradevole (il nome di questa marca tra l’altro è simpatico: tradotto dovrebbe essere più o meno “una festa – esagerati! – nelle mie mutande”), qui un esempio – più sobrio – in italiano, qui (e qui sotto forma di video)  una breve spiegazione in italiano, e qui diverse idee per il fai-da-te.

pip-demi_liner-fronte pip-demi_liner-retro

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[Luci e Lydia di Party in my Pants, forse per sottolineare la bontà dei loro prodotti – che oltretutto potete provare a prezzo ridotto se è la prima volta che li comprate – ve li recapitano omaggiandovi anche di un cioccolatino fondente, biologico, equosolidale… e svizzero! Oibò, ha fatto un po’ di km prima di arrivare da noi!!!!]

pip-equocioccolatino-omaggio

Le indicazioni d’uso, sommariamente, sarebbero: usateli, sciacquateli grossolanamente in una bacinella (con o senza sapone, dipende) e buttateli in lavatrice col resto del bucato. Ora, il bucato lo si farebbe comunque, per cui le uniche cose che non tornano del tutto sono il prelavaggio manuale – per cui si impiega altro sapone che poi finisce in mare, ecc… – e le possibili precauzioni sanitarie che supponiamo si debbano prendere durante il lavaggio specie per quelli in fibra sintetica (ma se tra le lettrici ce ne fosse qualcuna che può darci spiegazioni condividendo la propria esperienza, meglio). Comunque questa soluzione sembra migliore rispetto a quella proposta dall’assorbente vecchio stile; anzi, vi linkiamo anche l’equivalente per bebè (che, va detto, in termini di tempo ci sembra un poco impegnativo).

E non finisce qui: alcuni siti suggeriscono di sostituire l’assorbente interno direttamente con una spugna marina (cliccate ad esempio su “sea sponge tampons” all’interno di questo sito)  ma in merito ci sembra ragionevole mantenere alcune perplessità, specie se non si ha sempre a disposizione tutto il tempo che serve per prendere le precauzioni igieniche assolutamente necessarie (e, per i vegani, ci sarebbero altre obiezioni anche più incontrovertibili: la spugna è un animale!).

Se volete confrontare agevolmente tutte le alternative trattate finora potete dare un’occhiata a questo sito che le vende praticamente tutte (e ha persino un servizio di live chat che non abbiamo approfondito).

Veniamo adesso alle nostre conclusioni. In termini di risultati finali e di impegni di manutenzione la coppa mestruale sembra la scelta migliore (di solito basta una breve bollitura a fine ciclo).

bollitura-coppe-mestruali-by-jaulleixe

Tuttavia per chi sta fuori casa tante ore e non sempre con la possibilità di lavarsi adeguatamente le mani (il ricorso a una bottiglietta d’acqua per il risciacquo della coppetta prima dell’immediato riutilizzo, così come suggerito in diversi forum, non ci ispira troppo. E alla disinfezione delle mani, prima del reinserimento della coppa, come si provvede?). A questo punto potrebbe allora subentrare l’abbinamento di un assorbente lavabile o, come ultima ratio, di un (sedicente) assorbente biodegradabile.

Purtroppo la soluzione “combinata” non risolve definitivamente il problema. Ma immaginiamo quanto può ridurlo!

Abbiamo provato a fare un calcolo molto banale. Prendiamo una donna media, con un ciclo regolare di 5-6 giorni, di cui si presume almeno due abbiano un flusso abbastanza consistente. Supponiamo che usi la coppetta mestruale solo per tre volte nell’intero ciclo, riducendo il suo consumo usuale di assorbenti di tre unità/mese. Quanti assorbenti risparmierà nel corso della sua vita fertile?

3 [assorbenti] x 12 [cicli all’anno] x 40 [ipotesi di durata della sua vita fertile in n° di anni] = 1.440 assorbenti.

Consideriamo un assorbente per flussi medio-abbondanti (una tipologia non difficilmente sostituibile dalla coppetta), con le ipotetiche misure in mm 150 x 50 x 6, quindi con volume 45 cm cubi. In base ai calcoli di cui sopra una sola donna, usando la coppa tre sole volte all’interno del proprio ciclo, può evitare l’accumulo di 648.000 cm cubi di spazzatura non riciclabile né biodegradabile nell’arco della propria vita fertile.

Se, arrotondando, possiamo considerare un risparmio di o,6 metri cubi per donna, quanta spazzatura in meno potrebbero produrre, da sole, le femmine nate in Italia nel 2007 (30412846 unità):

0,6 x 30412846 x 40 = 729.908.304

Quasi settecentotrenta milioni di metri cubi di rifiuti solidi non biodegradabili. Per tradurvi questo volume in un esempio concreto, l’ipotetico Progetto Ecolevante presentato nel 2006 per una discarica dalle dimensioni piuttosto impegnative da situarsi in provincia di Bari, proponeva lo stoccaggio di circa 8.500.000 metri cubi di rifiuti.

In conclusione, se tutte le nate nel 2007 riuscissero a risparmiare solo 3 assorbenti a capacità medio-alta ogni mese nel corso di tutta la vita, eviterebbero la creazione di almeno una ottantina di grandi discariche (per non parlare del risparmio in termini di trattamento del percolato che altrimenti ne deriverebbe, di bonifica del terreno contaminato, ecc…): quasi una per provincia.  Figuriamoci cosa accadrebbe se a tale riduzione di rifiuti partecipassero anche altre coorti di donne.

Vi sembra poco?

Informazioni su Jaulleixe

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17 risposte a Coppe ecologiche.

  1. rossella grenci ha detto:

    Complimenti per la completezza della trattazione :)

  2. icoloridellarcobaleno ha detto:

    Articolo molto molto interessante, che mi ha fatto tornare alla mente uno scandalo, uscito qualche tempo fa, che riguardava alcune aziende produttrici di assorbenti (per lo più interni), le quali utilizzavano delle sostanze tossiche che avevano la funzione di aumentare il flusso del ciclo mestruale in modo da poter vendere un quantitativo maggiore del loro prodotto. E’ importantissimo stare attente a cosa mettiamo a contatto col nostro corpo ( e naturalmente cercare di rispettare il più possibile il mondo che ci ospita).

  3. SuperDelly ha detto:

    Complimenti per questo blog e l’impegno con il quale scrivete e ci informate! :)

  4. Farnocchia ha detto:

    Ho scoperto la mooncup circa un anno fa.. devo dire che sono rimasta un po’ sconvolta all’inizio (come può un imbuto nella Iolanda essere comodo??mauauua) ma il fattore eco-friendly mi ha fatto rivalutare tutto. Gli assorbenti, oltre che a fare schifo (quindi svuotare un contenitore col proprio sangue non penso sia peggio), inquinano tantissimo e considerando l’uso massiccio (e fisiologico) che ne fa una donna per circa 40 anni direi che forse è il caso di metterci una mano sulla iolan..emmm…coscienza!!ahahahah

  5. giusy ha detto:

    Complimenti, davvero un bell’articolo!

    Avrei un’unica osservazione sui calcoli riguardanti la fertilità delle donne e quindi le quantità di materiale non riciclabile. Toglierei una decina d’anni sia tenendo conto dell’inizio e della fine del periodo di fertilità che dei periodi in cui la coppa potrebbe assere effettivamente utilizzata dalle donne (è difficile che una ragazza abbia una conoscenza così approfondita del proprio corpo durante l’adolescenza, non sono sicura che si possa usare pure in assenza di rapporti sessuali, l’invecchiamento dei tessuti che possono renderli meno elastici).

    Per il resto che dire? Siete stati esaustivi in tutto e per tutto e nonostante la ricchezza di informazioni (e quindi la maggiore richiesta d’attenzione) la lettura è scorrevolissima.

    Grandi!

  6. solindue ha detto:

    L’articolo è Gorgeous … e meriterebbe un bel premio davvero!
    Mi domando però: ma tu che immagino li abbia provate … quale coppa consigli? … e poi dici che dovremmo abbinare lo slip al colore della coppa?

  7. solindue ha detto:

    ***gli*** :oops:

  8. Luciano Marcelli ha detto:

    Ammetto candidamente che non le conoscevo. Sentirò subito se la mia Darling ne sa qualcosa.
    Cerco di limitare l’impatto che ho sul pianeta, ma c’è una montagna di cose che ignoro.
    Grazie!

  9. icoloridellarcobaleno ha detto:

    Ho eliminato “blue mood” perché mi sembrava troppo intimo per essere condiviso. Vi ringrazio per i consigli. Il libro lo conoscevo già… :-)

  10. Jaulleixe ha detto:

    @ icoloridellarcobaleno e Luciano Marcelli: l’importante è parlarne e rifletterci su, dopotutto anche noi la conosciamo da veramente poco, se consideriamo che è in circolazione da oltre vent’anni! Un complimentone a Luciano per averci espresso il suo punto di vista di uomo sulla questione.

    @ solindue: commercialmente non sarebbe male, anche se visivamente parlando, vista la collocazione della coppa, l’abbinamento sarebbe poco, come dire… “apprezzabile”… Quanto al modello: noi ci orienteremmo per le ditte che hanno la certificazione di qualità, meglio se tedesche… ma sono criteri che utilizziamo a prescindere dall’oggetto specifico acquistato. Per dare consigli più attendibili bisognerebbe aver non solo toccato ma proprio “indossato” almeno tre diverse marche, e Julie si riserva di dilazionare tali esperimenti nel tempo ;-)

    @ giusy: obiezioni legittime, a cui ne avevamo altre pronte, come la differenza di flusso di ogni donna (e il diverso volume di assorbenti consumato), i periodi di non consumo degli assorbenti come gravidanze e problemi ginecologici, e così via. Questa simulata ha tutti i limiti di un’ipotesi, purtroppo. Speriamo soltanto abbia avuto l’effetto di quantifcare un consumo comunque realisticamente possibile di assorbenti; e se anche fosse leggermente inferiore o superiore, la questione rimane probabilmente degna di riflessione.

    @ Farnocchia: aggiornaci sulle tue “evoluzioni” e salutaci tanto Iolanda :-D

    @Rossella, Superdelly e tutti gli altri: grazie!

  11. Laura ha detto:

    Ciao! Sono felice di aver appreso questa nuova cosa! Sinceramente, e quasi me ne vergogno, non sapevo assolutamente della loro esistenza! In primo impatto però mi ispirerebbero di più gli allegri assorbenti lavabili! Le coppe mi sembra possano creare un po’ di problemi, soprattutto in un primo tempo.
    Suppongo poi che per gli assorbenti lavabili il sapone non sia necessario per il “prelavaggio”.. il sangue viene via bene anche in acqua fredda! Mi chiedo solo se come assorbenza diano risultati soddisfacenti..
    Complimenti per l’articolo, comunque!

  12. alliegraywords ha detto:

    Ciao, complimenti per l’articolo, davvero molto completo ed esaustivo! :)

  13. Pingback: Che botta! | _____________________JAULLEIXE________________________

  14. Telise ha detto:

    Grazie per il tempo impiegato nel condividere in rete le informazioni di cui disponi.

    Ho 23 anni e da quando ne ho 15 utilizzo praticamente solo assorbenti interni. Di recente mi sono trovata a riflettere su quell’azione mensile, cui non ero abituata a far gran attenzione: per me consisteva in una comodità infinita e un’assenza “di pensiero e preoccupazione”. Il Tampax, con l’applicatore o l’O.B. scoperto recentemente mi hanno permesso di vivere indiscriminatamente periodi con o senza ciclo e mi regalavano la possibilità di non “pensare”, sentirmi “libera” dal pensare quel che il mio corpo stava vivendo. Oggi voglio pensare eccome (!) e questa mini introduzione l’ho ritenuta necessaria per far comprendere quanto reputo importante adesso compiere una scelta consapevole e appropriata oltre che per l’ambiente in cui viviamo, per il mio stesso organismo e per i mercati che finanzio e il mondo che vorrei incentivare, anche a costo di risultare severa e critica con soluzioni migliori alle precedenti (assorbenti mono-uso e irresponsabili/irrispettosi del consumatore) ma pur sempre da sondare.

    Sarei tentatissima di comprare la coppetta in silicone, della durata di dieci anni, un po’ complicata durante le prime applicazioni e che richiede un po’ di manutenzione. Risparmi, riduci i rifiuti e per il mio stile di vita si propone sotto una luce particolarmente affascinante.
    Ho qualche dubbio in serbo:
    1) Il materiale. Leggo che non crea alcun tipo di allergia ma poco conta, non mi ha creato alcun tipo di allergia nemmeno inserire un corpo estraneo e sbiancato per anni nella vagina, figuriamoci silicone anallergico. Quel che fa accendere una luce al fondo del cervello e un lungimirante “E poi?”. Quel che non mi dà fastidio oggi, domani non può esser causa d’altro? No. Quindi la parola “anallergico” mi rende indifferente e rimane “silicone”. La prima cosa che mi richiama la mente all’idea di silicone introdotto nel corpo sono le protesi al seno, in silicone; ricordi di notizie, a distanza di anni, poco piacevoli e avvisi di prestare attenzione agli effetti causati. Mi viene in mente la temperatura presente in ambiente vaginale e le conseguenze a lungo termine.
    2) Movimenti di soldi, mode nascenti. Ho letto che molte persone si sentono rassicurate sapendo che il team di gestori e creatori della coppetta è femminile. Francamente me ne infischio così come del colore della pelle di Obama e degli “almeno non è più Berlusconi”. Chi gestisce e ha messo in commercio questo prodotto? Mi infastidirebbe scoprire che lo stesso usurpatore menefreghista che sta dietro grandi industrie che producono i Tampax possa essere invischiato in nuovi progetti nascenti, come questo della coppetta ecologica, non per altro che per una diffidenza di fondo, che mi porterebbe a pormi qualche domanda in più sull’impatto che potrebbe avere sul corpo o sul voler finanziarlo. Insomma quest’onda bellissima che si alza su tematiche tanto importanti e sensibilità sempre più sobrie e succose, potrebbe essere cavalcata di nuovo dalle dinamiche misere del mercato, pronto a commercializzare tutto, a toglierci il gusto di riflettere e scegliere, a indirizzarci sempre verso la soluzione “migliore”, forse non per noi.
    3) Cosa succede dentro? Immagino di aver la coppetta e dover correre per prendere il bus, piuttosto che saltare, nel giocare a pallavolo, piuttosto che rotolarmi, sussultare, ridere.. Non trattiene il sangue una volta sceso, ma lo incanala in sè, dando la possibilità al sangue di muoversi, o la mia concezione e rappresentazione è fallace? Il sangue inizia a coagulare o rimane liquido e se tale resta, non può essere pericolosa questa raccolta di sangue, destinato all’espulsione, intrappolato per parecchie ore (addirittura otto, se si è a lavoro) e in movimento? Non si andrà a coagulare leggermente lungo le pareti vaginali? E’ questo un problema? Avete trovato trattati di studiosi o interessati a riguardo? Non ho letto vere e proprie argomentazioni riguardo queste coppette, come nemmeno riguardo gli assorbenti in genere, anche rispetto studiosi e critici, stimabili, che essendo uomini forse il problema non se lo pongono. Essendo ignorante nel campo: voi avete letto qualcosa che vada oltre la promozione o meno ma si occupi dei vari aspetti a lungo termine?

    Grazie in anticipo.
    Preciso che questo post nasce con l’intento di fare un acquisto consapevole, incoraggiata ad allontanarmi da un modello sociale che sprona alla compera del prodotto migliore disponibile, consapevole che quell’idea di migliore è meno nostra di quanto sarebbe ammissibile e piacevole pensare. L’idea di ricorrere e tornare agli esterni auto-prodotti in cotone naturale mi ispira eticamente e sotto molteplici aspetti ma da viziata per anni, indago ancora su questa parvenza di comodità (molto affascinante) che ci regalerebbe la coppetta. Sì, sono stata proprio viziata : )

    • Jaulleixe ha detto:

      Grazie per l’interessamento. Vediamo se siamo in grado di darti qualche informazione in più tra quelle che cerchi. Innanzitutto, la scelta di passare a sistemi più ecologici di gestione delle mestruazioni, nel nostro caso, è stata condivisa all’interno della coppia: questo è stato d’aiuto perché abbiamo sempre avuto a disposizione due diversi punti di vista per un problema solo.
      Secondariamente, il contatto tra silicone e interno della vagina. Il paragone tra le protesi e la coppetta non ci era mai saltato in mente, forse perché ne differisce molto l’utilizzo: le prime vengono, per così dire, “integrate a tempo indeterminato” nel petto delle signore, le coppette invece sono fatte per essere inserite e rimosse, con modalità oltretutto affini agli assorbenti interni ma, a differenza di questi ultimi, senza pericolo di rilasciare filamenti o procurare la sindrome da shock annunciata sulle confezioni degli Obi e compagnia bella. In verità, spulciando i soliti forum, nel tempo abbiamo scoperto che rare “intolleranze” al silicone esistono, per cui abbiamo optato per le coppette tedesche che vedi in foto, fatte in un materiale che da quel punto di vista ci sembrava ancora più sicuro (se vai a vedere il link della MeLuna dovresti reperire la pagina che lo spiega). La vagina resta un ambiente delicato, ma, per fare un parallelismo con un altro materiale di sintesi con cui può entrare in contatto “temporaneo”, possiamo pensare ai preservativi, usati da tantissime persone che sicuramente non si sono premunite di reperire studi scientifici inerenti la loro possibile tossicità. E forse l’origine di questi tipi di problemi non sta “solo” nella comodità, ma innanzitutto in un tipo di cultura di massa e di educazione correlata (a cui purtroppo tutti siamo soggetti) che considera certi argomenti non degni di “ulteriore riflessione”. Noi possiamo rieducarci, certo, ma è arduo farlo spontaneamente, con le proprie forze e basta!
      E, mettendo insieme le nozioni raccolte, gli aggiornamenti e un minimo di prudenza pensiamo a soluzioni ragionevoli per coniugare ideali e possibilità concrete. Per tornare al caso specifico, Julie per ora usa la coppetta nei contesti in cui è sicura di poterla svuotare ogni 2-3 ore (in casa ad esempio), la alterna agli assorbenti in stoffa che vedi in foto (specie la notte, per evitare l’eccessivo ristagno interno; ma anche fuori casa riesce ad alternarli facilmente perché meccanicamente non differiscono da quelli tradizionali) e, per situazioni impreviste ha con se i biodegradabili che citiamo più sotto nel blog. Non è la perfezione dal punto di vista ecologico, ma è sempre l’inizio di un miglioramento.
      Purtroppo noi per ora non siamo in grado di perseguire più “strade” contemporaneamente, per motivi etici, pratici ed economici. Abbiamo risolto l’empasse provando a individuare quelle che per noi erano le priorità (anche se non è stato facile). Ognuno ovviamente ha le sue priorità, per cui…
      – chi ha l’obiettivo irrinunciabile di non incentivare i “cattivi produttori”, fa bene a non muoversi finché non distingue tra venditori etici e coloro che cavalcano l’onda eco-freak (e questo purtroppo vale per OGNI settore che odora di “ecologico”);
      – chi ha l’obiettivo primario di ridurre il proprio impatto ecologico quotidiano, può cominciare a sperimentare nuove forme di “assorbenza” più sostenibili (magari evitando di diventare una mestruata kamikaze ^_^ );
      – chi invece vuol tutelare al 100% la propria salute di donna… torna al mondo dei panni e degli asciugamani tagliati a strisce, con la possibilità di trovarli anche in cotone non sbiancato, magari anche biologico. E’ poco pratico? Beh per il pratico e veloce basta restare nell’inconsapevolezza culturalmente indotta citata poco sopra.
      Al di la degli studi pubblicati (che sono comunque sempre aggiornabili e ritrattabili alla luce delle ultime evoluzioni scientifiche) è innanzitutto un problema di prospettive, e di strade intraprese. Nel nostro caso è stato di notevole aiuto poter toccare più volte con mano gli oggetti in questione a convention ecc… nonché la possibilità di parlare di persona con rivenditori molto professionali (ad esempio questo: http://www.ilpasserolavabile.it/)… l’importante è che ognuno trovi la “sua” via.
      A presto

      • Telise ha detto:

        Ciao !!
        Leggo solo ora la risposta!
        Da Luglio utilizzo la coppetta mestruale, quindi sono già passate due stagioni.
        Mi son trovata bene, ma inizialmente non è stato semplice, come ogni novità. Diciamo che dovevo imparare ad accoglierla e quando posso faccio la kamikaze ; )

        Ho optato per la scelta che mi pareva più appropriata alle necessità. Una coppetta pseudo-trasparente, morbida e prodotta da un’azienda che mi pare onesta. Diciamo che la voce “chi siamo” e leggere i prodotti promossi mi sembravano coerenti e rispettabili.

        Vi mando un grosso abbraccio per uno splendido futuro e presente.

  15. Pingback: Mondo donne: parliamo di Mooncup - Pagina 11

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