Il viaggio su rotaia: una vera “missione” ecologica

Ultimamente Trenitalia ricorda sul retro dei propri biglietti quanto lo spostamento in treno sia, rispetto all’auto e ancor più all’aereo, una scelta ecologica:

 

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E in alcuni casi si prende pure la briga di calcolare quanta CO2 hai risparmiato con la tratta da te scelta.

La maggiore eco compatibilità del treno, cosa in merito a cui si discute in materia di grandi trasporti delle merci (diatriba tra rotaia, appunto, e trasporto su gomma) o di spostamenti umani (aereo versus treno) è un dato di fatto riconosciuto ormai in tutto il mondo. La cosa che puzza di strumentalizzazione della sensibilità ambientalista, però, è che approfondendo le condizioni specifiche di viaggio delle ferrovie italiane, scopriamo – si fa per dire – di godere di uno dei peggiori servizi del mondo occidentale.

Le tratte appetibili alla maggior parte dei comuni mortali (tratte per lavoratori e studenti pendolari, per lo più treni regionali) sono letteralmente sudici. Le carrozze puzzano di stantio, umido, vecchio. Alle volte l’odore è un nitido afrore di gomma bruciata: nessun problema, sono i freni (!). I seggiolini sono spesso sgangherati, impregnati di sporco, di unto… a volte anche sede di residui di cibo, spazzatura e parassiti vari. I vetri, luridi, a volte sembrano appannati e invece è solo lo sporco che vi si è stratificato tanto all’esterno che all’interno del finestrino. Il cestino della spazzatura esisterebbe, ma a volte non si apre. Voi siete persone civili sforniti, al momento, di una tasca in cui conservare per tutta la durata del viaggio la vostra spazzatura, perciò insistete per riporre al suo posto una banale carta di pizza. E’ a quel punto che il cestino vi tradirà, spalancandosi all’improvviso in una rotazione molto più ampia di quella per cui il suo coperchio era stato brevettato… e vi rovescerà tutto il suo contenuto addosso.

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[Il senso di ribrezzo suscitato da questa situazione igienica ci ha costretti ad adottare un particolare look da treno, cioè abiti di poco valore, possibilmente da finire di sporcare, e di colori scuri per non doverci sentire in imbarazzo guardandoci il didietro riflesso nelle vetrine a fine viaggio. Tuttavia, è pure successo, per le particolari circostanze dello spostamento, di “doversi” vestire bene, e in quel caso ci siamo portati da casa un paio di fogli di giornale per foderare il seggiolino, anche se in caso di tratta breve è molto più semplice viaggiare in piedi].

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I servizi igienici possono essere un optional, ma in ogni caso vi sconsigliamo di usarli. Le porte di accesso agli scompartimenti spesso si impuntano, testardamente, al vostro passaggio, ma con un ooooh-issa! (o due) prima o poi entrate. Il dramma è il blocco si sempre più  porte di accesso al vagone. Giunti al binario, affiancate il treno per buona parte della sua lunghezza prima di potervi entrare, lo percorrete al suo interno per un bel po’ in direzione opposta a quella d’origine (perché gli altri posti sono stati poco alla volta occupati da chi vi ha preceduto) salvo poi fare una corsetta all’indietro per ripassare attraverso quella famosa porta (che sarebbe meglio cambiare varco) che sola vi consentirà l’accesso alla stazione di destinazione.

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Ma soprattutto i treni italiani ritardano, di un ritardo che ormai è un primato internazionale: treni che si bloccano in mezzo alla campagna senza perché, treni cancellati, posticipati, sostituiti…

Questo, dicevamo, per i “poveri disgraziati” che, economicamente parlando, non si possono permettere, per un percorso obbligato, un mezzo alternativo al treno: i pendolari di cui sopra, che non hanno la macchina o non possono “mantenerla” per lunghi spostamenti quotidiani e, ricollegandoci alle argomentazioni iniziali, sono ecologisti per necessità, più che per scelta, più “forzati” che non “consapevoli”.

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Guardiamo invece cosa accade per le lunghe tratte o le medie percorrenze che uniscono centri economicamente nevralgici della penisola, o, detta meglio, per le soluzioni di viaggio che devono sostenere la competizione con l’aereo: Eurostar, InterCity e così via… Intendiamoci: parliamo pur sempre dei famigerati treni italiani, per cui l’affidabilità in termini di tempo non è garantita del tutto nemmeno qui, come pure l’igiene, a ben vedere…

Tuttavia, almeno un’apparenza più tollerabile (che non ti porti a pensare “che schifo!” ogni volta che ci metti piede e a scegliere, come si dice, tra il marcio e la muffa quando devi sederti) ce la possiamo aspettare. Invece dei soliti vagoni con i riscaldamenti guasti in cui congeli in pieno inverno, allora, ti ritrovi le ampie poltroncine con i braccioli interi e lo spazio per distendere le gambe, il servizio bar, i bagni, e così via…

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Qui, davvero, si può parlare, in presenza di un’alternativa concreta, di scelta ecologista (e infatti, guarda un po’, è per questo tipo di tratte che Trenitalia di calcola il risparmio di CO2 prodotta sul titolo di viaggio), a fronte, tuttavia, di tutta una serie di contraddizioni – che qui vi risparmiamo – inerenti i treni ad alta velocità (che pure potrebbero esistere in versioni più ecologiche), lo spreco di condizionamenti a bomba – specie in estate, la ROBACCIA offerta dai carrelli ristorazione e dai vagoni-bar…

Va beh, continuiamo a riconoscere il minor impatto ecologico dei treni rispetto ad altri mezzi ora disponibili (anche se non sono la sola soluzione a basso impatto) e faremo di tutto per continuare a preferirli nonostante la loro innegabile pulciosità.

Tuttavia, leggendo sul biglietto “Complimenti, con la scelta del treno hai contribuito a risparmiare al pianeta emissioni di CO2” ci sentiamo un tantino presi in giro.

 

[PS: per la serie non prendiamocela con chi sta più in basso, vi invitiamo a non pensare che i treni siano sporchi perché vengono puliti male.. provate a chiedere, o a constatare, quante persone, con che strumenti, in quanto tempo, vengono assegnate alla pulizia di un treno, e vedrete se è possibile che i treni vengano più puliti, anzi, meno sporchi di così…]

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4 risposte a Il viaggio su rotaia: una vera “missione” ecologica

  1. Farnocchia ha detto:

    Io contribuirei anche a fare del bene all’ambiente, ma se il rapporto qualità (treno):prezzo (biglietto) è SPROPORZIONATO bhe allora non so mica se riesco a fare questo sforzo.

    (vorrei precisare che io sono una che per Roma gira solo o quasi con i mezzi pubblici o in bici, quindi so che vuol dire sacrificarsi anche se i servizi non sono eccellenti)

  2. solindue ha detto:

    A me quando viaggio intreno con “Freccia Rossa” da ai nervi quella vocina “stronza” che annuncia che in prima classe vengono serviti gratuitamente snack, vino e spumante…è antipaticissimo e fa sentire tutti noi viaggiatori di seconda dei miserabili.
    Regalate pure cioccolatini dorati, ma tenetevelo per voi!

  3. Laurina ha detto:

    Per me i treni sono un ricordo fatto di ritardi e maleducazione (a volte) da parte del personale addetto a fare i controlli sulla corretta obliterazione, ma soprattutto RITARDI ETERNI.Era soprattutto per quello che non riuscivo a fidarmi di Trenitalia quando avevo cose importanti da fare(come colloqui di lavoro o concorsi)…Sul fatto del mezzo ecologico non ho abbastanza conoscenze tecniche per giudicare se sia vero o no.Di sicuro inquinano meno l’aria rispetto ad una macchina e quanto meno non ti imbottigliano nel traffico(ma ti imbottigliano sulle rotaie quindi comunque il famoso ritardo incazzante c’e’ sempre).
    Lo sporco dei seggiolini e’ reale e conosco addirittura persone che sono state infestate di “simpatici”animaletti che si appiccicano irreparabilmente nelle zone intime..non dico altro, si e’ capito.
    Dopo queste storie, per fortuna mai successe a me, ho sempre un certo timore a sedermi sulle poltroncine..Comunque in California il sistema ferroviario e’ quasi una cosa da ricchi perche’ i prezzi sono troppo elevati e chiunque preferisce la macchina, anche perche’ in America(beh il motivo lo si conosce…guerre) la benzina costa veramente poco…

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