Una “possibile” alimentazione GREEN

Si è da poco conclusa, con tanto di testimonial famosi, la settimana dedicata all’alimentazione vegetariana e, al di là del nostro buon impegno nell’esser più attenti del solito al non consumare prodotti di origine animale (chiedete sempre delucidazioni sul menù, e occhio alle etichette!), ci siamo chiesti: sarà servita per sensibilizzare?

La scelta green a tavola è infatti frutto, come abbiamo più volte ribadito qui e altrove, di una serie di considerazioni di più ampio respiro che inevitabilmente abbracciano tematiche solo apparentemente lontane come il riciclaggio, la sostenibilità ambientale, la sobrietà degli stili di vita, ecc…

Passando allora dalla dimensione “mondiale” dell’evento a una nostra piccola esperienza “locale”, ci è venuta in mente una sagra vegetariana (anzi, vegana) a cui abbiamo partecipato quest’estate assieme alla nostra amica Giusy. Ora, essendo quantomeno improbabile diventare vegani inconsapevoli di tutte le problematiche di cui poco sopra, è nostra opinione che, al di là degli intenti pubblicitari di chi la organizzava, ci fosse – anche in quel caso – una funzione sensibilizzatrice di più ampio respiro. Avrà avuto successo?

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Consideriamo un momento i “normali” avventori delle sagre, e le abitudini alimentari da cui probabilmente costoro provengono.

Un primo passo per avvicinare al mondo green anche chi solitamente mangia pasta al ragù e bistecca dovrebbe essere, a nostro avviso, introdurre nei nuovi menù un “aggancio” alla loro quotidianità. Gli organizzatori della sagra l’hanno fatto proponendo perfette copie (che ingannano bene anche il palato!) in materia vegetale (tofu, seitan, ecc…) del nodo problematico della cucina occidentale tradizionale, vale a dire i secondi piatti. Ma a nostro avviso – sottolineando che comunque l’iniziativa in sé è degna di nota e anzi è auspicabile venga replicata più volte nel tempo e nello spazio – hanno peccato di ottimismo o di ingenuità, se non di conformismo e superficialità, perché:

1) La necessità di introdurre tofu e seitan nella propria dieta nasce quando l’alimentazione quotidiana da vegetariana diventa propriamente vegana, onde aumentare la scelta di cibi ricchi di proteine a cui attingere. Ma essendo la nostra attuale cultura alimentare intrisa di prodotti e sottoprodotti di origine animale (formaggi, paste fresche, biscotti, caramelle, crepes, affettati, ecc…), abolirli del tutto come è avvenuto nella sagra in questione, senza un’adeguata spiegazione in merito (sul piano delle combinazioni alimentari, prima, e sul piano della sostenibilità ambientale, poi) ha un non so che di esotico e bizzarro, più che di “seriamente” interessante.

2) L’alimentazione vegana essendo ancora poco diffusa – e attingendo spesso a “sostituti delle proteine” che appartengono a culture lontane, anche geograficamente parlando,dalla nostra – costicchia. Alla sagra hanno risolto la questione con porzioni ridotte (leggi: che non saziano); al supermercato (luogo cui ricorre sicuramente la maggior parte degli italiani per fare la spesa) è probabile che la soluzione sarà lasciare tofu e seitan esattamente dove sono per acquistare qualcosa di pari o maggior peso e minor costo (a meno che l’acquirente non sia debitamente formato e motivato… non un individuo da sensibilizzare, quindi!).

3) Ragioniamo dal punto di vista dell’organizzatore: sei vegano, metti su la sagra appoggiandoti al tuo ristorante, e servi le pietanze con piatti e stoviglie usa e getta, oltretutto non riciclabili??????? Mah.

4) Insistere sulla forma (le “fedeli” riproduzioni di arrosti, hamburger, ecc…) sicuramente fisserà nella memoria la situazione (con meccanismi di cui al punto 1) ma rinforzerà anche l’aspettativa – da moltissimi ancora considerata legittima – che un pasto “normale” debba contenere almeno un secondo. Questo è punto in effetti controverso, da cui difficilmente si viene a capo con una soluzione univoca. Ad esempio, per molti vegan avere il finto hamburger a disposizione è stato – e forse ancora è – un valido appoggio per eliminare le vecchie abitudini con minori sacrifici (sul piano psicologico e del gusto). A nostro avviso, però, già il fatto di porsi il problema del sacrificio delle proprie abitudini alimentari è un pensiero, per così dire, avanzato, di chi insomma già si interroga su cosa mangiare e perché. Insomma, sembrerebbe un problema di pigrizia mentale! Invece, pigri o no che si sia, la questione di fondo su cui intervenire è il presupposto che un pasto “debba” essere in un modo piuttosto che in un altro, e la sagra in questione, per noi, ha osato troppo poco, non mettendo radicalmente in discussione lo status quo alimentare occidentale.

5) Oltretutto, quant’è vero che a volte i problemi escono dalla porta e rientrano dalla finestra, osservate ATTENTAMENTE le etichette di certi tofu e certi seitan, o di certi biscotti “bio”, o certe creme spalmabili vegan, ecc… (spesso – ma non sempre – i più economici): incontrerete alcuni diabolici ritrovati delle tecnologie alimentari occidentali come i grassi idrogenati o altri malefici additivi cui dedicheremo molti post in futuro. Consumando tali prodotti magari si arginerà un problema ambientale, ma se ne alimenterà (è il caso di dirlo!) un altro di salute! Quindi non basta “rivelare” che esistono alimenti alternativi, bisogna anche spiegare come  sceglierli!

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A meno che non si voglia incorrere in paternalismi, è bene spiegare tutti i fondamenti di una scelta così importante, e farlo passo dopo passo: perché l’argomento è relativamente “nuovo” (quindi non accessibile facilmente a tutti… parlate di tofu a vostra nonna per verificarlo in prima persona!); perché è molto ampio, e anche solo apprendere – e ricordare – tante nozioni insieme senza danneggiare la propria salute (il rischio,ad esempio, di diventare anemici, per i male informati, è reale!) richiede tempo; perché le vecchie abitudini infondono fiducia (vedi ancora l’esempio della nonna) e solo lo studio e il ragionamento approfondito combattono il pregiudizio; e soprattutto, perché per avere benefici immediatamente visibili per la salute e per la Natura è sufficiente RIDURRE il consumo di alimenti di origine animale, cosa estremamente compatibile con:

A) una parziale modifica delle più diffuse abitudini alimentari;

B) un accettabile (e non sempre necessario!) aumento del costo della spesa;

C) il mantenimento (quando appunto non il miglioramento) della propria salute.

E’ chiaro che tutto ciò non basta per salvare il Pianeta e che l’obiettivo di lungo periodo dovrebbe essere l’adesione a posizioni più radicali. Ma, almeno restando nel contesto italiano (non siamo certo come la Svezia, dove le mense scolastiche organizzano menù per studenti al 70% vegetariani!!!), proporre come “alternativa” di breve periodo dei micro obiettivi ci sembra senz’altro più realistico.

E per non fare dei falsi moralismi o della critica sterile, cogliamo l’occasione per inaugurare in questa sede una nuova categoria di post (ricette GREEN dalla tradizione, appunto), per rivelarvi che il “primo piccolo sacrificio alimentare” che ci dobbiamo imporre di compiere, e cioè attingere a un’ alimentazione prevalentemente vegetariana, è solo un ritorno al passato (recente, oltretutto). Fino al secondo dopoguerra, infatti, la carne è sempre stata per la stragrande maggioranza delle persone occidentali un lusso: se ne consumava poca, in precise occasioni e praticamente senza spreco (cosa che determinava l’allevamento e l’uccisione di molti meno capi di bestiame, vissuti e alimentati in condizioni molto più salubri di ora), e la si “bruciava” subito, con una vita fatta di continuo duro lavoro.

E’ per questo che le tradizioni popolari locali sono ricche di ricette che oggi possiamo tranquillamente definire vegetariane, e che hanno il vantaggio di essere “familiari”, fattibili (gli ingredienti sono di solito presenti sul territorio di riferimento, e nella stessa stagione) e – cosa di non poco conto per una comportamento che vorrebbe essere un’abitudine – a un costo ragionevole.

L’unico problema sarà – mantenendo come orizzonte di riferimento l’aumento della porzione green all’interno delle nostre portate – quello stare attenti a scegliere dei validi ingredienti, cosa su cui lavoreremo con i futuri post della categoria FARE LA SPESA.

Non vorremmo mai, infatti, che passando, per così dire, “ai raggi X”  le pietanze preparate con tanto amore, scopriste di nutrivi così:

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!!!!!!!!!!

[NB: nonostante il suo realismo, la foto di cui sopra resta una metafora :-) Per ammirare dal vivo la scultura, comunque, dovete recarvi qui]

Informazioni su Jaulleixe

cyberactivism, ecology, nature, art, music, trashware, vegetarianism, veganism, feminism, GIS, psichology, sociology, theology, wildness, trekking, woods, gender studies, fair trade, informatics, homemaking, raw food, retrocomputing, doodling, guerrilla gardening, modding... "Those who claim to care about the well-being of human beings and the preservation of our environment should become vegetarians for that reason alone. They would thereby increase the amount of grain available to feed people elsewhere, reduce pollution, save water and energy, and cease contributing to the clearing of forests. When nonvegetarians say that 'human problems come first' I cannot help wondering what exactly it is that they are doing for human beings that compels them to continue to support the wasteful, ruthless exploitation of farm animals." - Peter Singer, on "Animal Liberation"
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4 risposte a Una “possibile” alimentazione GREEN

  1. Laurina ha detto:

    Leggo sempre con grande interesse i vostri blog, imparando qualcosa di volta in volta.A dire il vero molto del mondo vegan e vegetarian e’ a me sconosciuto, ma arrivo anche io a certe conclusioni che, con piacere, vedo essere condivise anche da voi sostenitori di una cucina alternativa.Grazie per essere obbiettivi , penso sia importante in un’era in cui molte persone hanno le cosiddette “fissazioni”alimentari.La giusta informazione innanzitutto!

  2. ElenaSole ha detto:

    Ciao Alexander e Julie! sono passata a trovarvi, avete un blog veramente ricco di spunti che condivido appieno! mi piace come scrivete, la documentazione a cui attingete, gli argomenti e vi seguirò scrupolosamente.
    Bravissimi ad aver accennato al dopoguerra, all’alimentazione dei nostri vecchi, l’ho scritto pure in un mio post poche settimane fa! Io la scelta vegetariana l’ho dovuta affrontare per eliminare mal di testa, dolori e palpitazioni dovuti probabilmente ad additivi,ormoni,medicine date a quei poveri animali: mi si è aperto un mondo nuovo, una sensibilità diversa, una strada nuova in salita e sempre ricca di spunti! A presto!
    E.

  3. Alvise ha detto:

    Ciao ragazzi! Che piacere leggere il vostro blog, e soprattutto questo post! Anche io penso che l’alimentazione vegetariana sia assolutamente in linea con la tradizione, che offre piatti eccezionali a basso costo e (ovviamente) con prodotti locali, senza dover per forza scovare alimenti esotici e costosi. Purtroppo è anche vero che, in seguito al boom economico, anche nelle regioni a forte vocazione agricola (sono Veneto) si è imposto il consumo di carne, addirittura a livello quotidiano -in casi estremi che conosco anche due volte al giorno, ed è gente che possiede un orto!!!. In molti pensano sia quella la tradizione, convinti del fatto che senza consumare carne non si possa essere in salute.
    Continuiamo a spargere la notizia: un solo fiammifero che brucia ne può accendere milioni.
    Un saluto e complimenti ancora

    Alvise

  4. Pingback: Che botta! | _____________________JAULLEIXE________________________

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