Luminara

Iniziamo questo post con i dovuti preamboli (che torneranno utili in futuro quando parleremo di altri eventi della passata estate). Primo: amiamo i toscani e la Toscana, dal punto di vista sia naturalistico che culturale e qualunque difetto possano avere i toscani o la Toscana per noi hanno una marcia in più rispetto a molti altri. Secondo:  siamo dei perfezionisti, ma crediamo che la critica non propositiva sia sterile, per cui cerchiamo dove possiamo di pensare un’alternativa… e se questa non ci viene in mente o non c’è… beh cerchiamo di chiudere un occhio….  ma senza fare gli struzzi! Questo perché – e veniamo al punto terzo – scopo PRIMARIO delle etichette ECO è cogliere l’aspetto appunto ecologico – anche remoto – delle questioni analizzate. Quindi se trascuriamo altri aspetti anche molto positivi delle situazioni riportate sappiate che non è per “evidenziare il marcio” (giammai!!!!) ma, semmai, per focalizzare qualcosa che a nostro avviso non viene solitamente considerato con la dovuta attenzione….

Ciò detto, procediamo!

Ecco a voi la presentazione “eco-oriented” della festa del patrono della città di Pisa, meglio nota come Luminara. Detto in soldoni, c’è un giorno all’anno in cui i palazzi del centro storico che si affacciano sull’Arno vengono variamente decorati con miriadi di candeline, realizzando geometriche fantasie luminose che occhieggiano dal calare del sole, per tutta la successiva notte, nella baldoria generale dei visitatori, dei pisani, delle bancarelle.

Da bravi fotoreporter siamo andati sul posto già al momento dell’allestimento.

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La prima considerazione da fare è sulla candela. Immaginate quanto possono essere lunghi i lungarni di Pisa, e quante candele possono servire per decorare integralmente le facciate dei palazzi che vi si affacciano. Poi pensate ai bilanci comunali d’Italia. Esclusa l’ipotesi di ridurre le illuminazioni a pochi palazzi significativi, o a diradare la densità delle candeline (se indicono pure il concorso per il palazzo meglio illuminato evidentemente è una cosa a cui l’amministrazione sente di non poter/dover rinunciare!), “bisogna” tagliare al massimo i costi.

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Questo vuole dire che il ricorso a candele in cera naturale è escluso a priori: immaginate allora migliaia di candeline in paraffina messe dentro a semplici bicchieri di plastica (ovviamente non riciclabili… e non riutilizzati l’anno successivo) presi da contenitori in polistirolo che garantiscono l’integrità di tanti oggetti delicati che vanno maneggiati – sempre per risparmiare – in poco tempo, ma che non è affatto biodegradabile (per cui andrebbe raccolto pensando al suo riciclaggio, invece che restare ammucchiato qua e la in attesa di essere raccolto all’indomani nell’indifferenziata!!!!!!).

A questi spreco se ne aggiunga altro: che nel dubbio di restare senza candeline… se ne sono comprate così tante di più, che a ben vedere, negli angoli dietro alle bancarelle, negli incroci meno bazzicati dai turisti… assieme ai rifiuti di cui sopra abbiamo trovato, ancora prima che la festa iniziasse, intere confezioni di candeline, NUOVE,  abbandonate!!!!!

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Ora, dei bicchieri per i lumini non ce ne potevamo far niente… ma le candele… caspita le candeline, lasciarle,così… quando si possono usare per mille usi… non sappiamo esattamente cosa farcene di ottanta candeline di paraffina, oltretutto Alex più di così non riusciva a caricarsi… Julie aveva le mani occupate perché stava finendo di mangiare… prendiamo quel che riusciamo a prendere e ci facciamo largo nello stupore generale della folla che ci preme da tutti i lati e fissa le nostre candeline impilate, spente.

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A proposito di stupore generale, approfondiamo la cena di Julie.

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Ora, non avevamo la pretesa di fare una cena salutista, ma l’aspettativa di trovare qualcosa di vegetariano diverso dai soliti intrugli a base di sciroppo di glucosio ci sembrava legittima. Sbagliato.

Ci arrendiamo davanti all’ennesimo venditore di porchetta. Ci mettiamo in coda per il panino (di cui non è noto se contenga o meno strutto nell’impasto) e quando arriva il nostro turno, alla domanda Cosa ci volete dentro? rispondiamo “Mmm… ci metta le verdure grigliate”. Il tipo rimesta, in mezzo ai crauti già in attesa, alcuni peperoni filamentosi sulla piastra. E poi? “Nient’altro”. Tutti dall’altra parte del bancone ci fissano stupiti. E le salse? [leggete: ketchup, maionese, e altre robacce fatte per intossicare il fegato, n.d.r.]. “Niente salse”, rispondiamo noi; la gente in coda alle nostre spalle fa silenzio, come in attesa della catastrofe. Percepiamo il peso dei loro occhi su di noi, quasi ci sentiamo in imbarazzo. Ma non cediamo. “Niente, salse, davvero”, ripetiamo con tutta la cortesia e la calma possibili, forti del fatto che avevamo già pagato – prezzo pieno – non avevano quindi da temere fastidi come richieste di sconto per il “formato ridotto” e simili. Lo stupore di chi ci serve diventa quasi pena, e mentre ci consegna il panino – incartato senza nemmeno guardarci in faccia – esclama: Ma come si fa a mangiare così! La gente fissa il passaggio del testimone dalle sue mani alle nostre, con un malcelato ghigno e una certa empatica condivisione verso l’esercente che non riusciva a dare il meglio nel proprio mestiere.

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“Ma come si fa mangiare quella roba che vendete voi!!!!” , ci sarebbe stato da rispondere: non abbiamo fatto in tempo a gioire della conquista perchè abbiamo scoperto che quelle verdure, ovviamente passate e ripassate, inevitabilmente, nel grasso di maiale, altro non erano che sottaceti presi così com’erano e rovesciati nelle vaschette antistanti la piastra. Il pane, posato e ci giochiamo quel che volete, struttato. Una cosa immangiabile. Ma avevamo davvero fame.

Torniamo quindi al momento in cui ci facciamo largo tra la folla con in mano i residui del misero pasto e le pile di candeline.

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Proseguiamo nel contrasto tra la luminara dei lucini e delle bancarelle (a cui, lo ammettiamo, abbiamo ceduto anche noi) e la luminara di chi non ha i soldi per evitare lo sfratto, o gli strumenti per contrastare i tagli ai finanziamenti all’istruzione a tutti i livelli, dalla primaria fino alla ricerca nell’Università.

Mentre sbirciamo, giusto un tantino impediti dalle candeline, l’ennesima bancarella, nasce un’interessante conversazione con il venditore, un (presunto) indiano più che interessato al nostro fardello. Dove le avete prese?, ci chiede alla fine dopo averle fissate con una certa insistenza. E’ talmente preso dal racconto che non possiamo non offrigliene qualcuna. “Anche tutte, se ti servono”. Ci sembra un poco imbarazzato. Forse perché guardavamo, prima di avviare la conversazione, un suo ragno nero e rosso, un bellissimo ragno di corda, e adesso teme proposte di scambio, o sconto. Insistiamo lasciando intendere che non ci interessa il baratto: “Te le regaliamo volentieri”. Accetta. Inizia a parlare di tempietti, di rituali, in un misto di italiano, spagnolo e lingue orientali, insistendo col termine puja, che purtroppo non capiamo, ma abbiamo poi dedotto, mettendo insieme i vari pezzi di discorso captati nonostante il vociferare di sottofondo, che si tratterà probabilmente di una sorta di altarino su cui riporre le suddette candeline. Ne ha prese tutto sommato poche. Ma almeno hanno trovato una collocazione più ragionevole del nostro ammucchiamento o della spazzatura.

La cosa renderà il nostro sonno più sereno, ma non riposante: l’unico sudamericano ubriaco ha piazzato la sua bancarella, con tanto di musica a tutto volume, proprio sotto alla nostra finestra: lo “saluteremo” l’indomani all’alba, che balla ancora come un’invasato,  con Julie visibilmente  irritata per la memorizzazione forzata di una serie di circa dieci nenie in spagnolo (tutte molto simili tra loro, precisa lei con termini un pochettino più coloriti), mentre scendiamo, in partenza, portando i nostri bagagli alla macchina.

Informazioni su Jaulleixe

cyberactivism, ecology, nature, art, music, trashware, vegetarianism, veganism, feminism, GIS, psichology, sociology, theology, wildness, trekking, woods, gender studies, fair trade, informatics, homemaking, raw food, retrocomputing, doodling, guerrilla gardening, modding... "Those who claim to care about the well-being of human beings and the preservation of our environment should become vegetarians for that reason alone. They would thereby increase the amount of grain available to feed people elsewhere, reduce pollution, save water and energy, and cease contributing to the clearing of forests. When nonvegetarians say that 'human problems come first' I cannot help wondering what exactly it is that they are doing for human beings that compels them to continue to support the wasteful, ruthless exploitation of farm animals." - Peter Singer, on "Animal Liberation"
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2 risposte a Luminara

  1. Giada ha detto:

    siete veramente i numeri 1!facciamo un gemellaggio Toscana – Liguria?baci Già

  2. Alexander e Julie ha detto:

    Giada! che bello leggere che ci leggi :-D … beh intanto una reunion sarebbe un degno compromesso al di là della localizzazione spaziale! aggiorniamoci sui rispettivi impegni (magari in privato…giusto per non sobbarcare di lavoro i vari maniaci di turno) che magari la prossima recensione… la facciamo a 4, anzi, 8 mani!!!!!

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