Usato. E allora?

Vorrei ringraziare pubblicamente Alexander [è Julie manu propria che scrive, se non si fosse capito] perché l’altro giorno ero triste e lui zitto zitto si è messo in cucina e ha “inaugurato” il vassoietto nuovo nel modo in cui potete vedere…

vassoio-alessi

Il graditissimo contenuto alimentare sarà, in realtà, l’occasione per parlare del contenitore, che a sua volta è uno spunto per la nuova categoria: ecologia – che è anche economia – domestica. Perché?

Partiamo dall’aggettivo usato non a caso qualche riga sopra: nuovo. Nuovo lo era infatti per noi, che da un po’ volevamo un vassoietto diviso in scomparti. E finalmente, non avendo fretta, siamo incappati nell’oggetto giusto: acciaio inox, design Alessi, un oggetto minimale e consistente. Il “dettaglio che fa la differenza” – a nostro avviso positiva – è che l’abbiamo preso in un negozio dell’usato. Lo direste? Ok la foto può non rendere, ma, se potete fidarvi del io giudizio, vi assicuro che lavato e lucidato, nuovo o usato che sia, la differenza non la vedete.

Leggevo oggi sul giornale che l’attuale crisi economica può essere un’occasione per intraprendere un percorso di sobrietà. Ed è vero. Nei negozi dell’usato ci sono sempre più persone, a vendere o a comprare, il ricambio della merce (potete constatarlo voi stessi guardando le etichette con la data di ingresso dell’oggetto) sono sempre più veloci. E ben forniti. La gente infatti si sbarazza – per varie ragioni – di molti oggetti fino a poco tempo fa accatastati chissà dove, tenendo solo quello che reputa servire davvero. E acquista – con meno “puzza sotto il naso” di una volta – oggetti già esistenti da tempo senza sollecitare inutilmente il mercato a produrne di nuovi.

Dove voglio arrivare? A dimostrare che rivolgersi sempre più al mercato del riuso non è, come direbbero alcuni, “l’ultima spiaggia dei poveracci”, ma anzi, una scelta ecologica, all’insegna della responsabilità e del senso pratico.

Ok, io ho per prima delle obiezioni per alcuni tipi di prodotti: ad esempio, gli oggetti in stoffa, o in materiali che si possono “impregnare”, non lavabili. Per ragioni igieniche che ora è inutile stare a spiegare. Ma è un problema che comunque riguarda spesso gli oggetti superflui o facilmente sostituibili con equivalenti “non impregnabili” (soprammobili, cestini, alcuni tipi di giacche, ecc…).

Ma quanti oggetti in materiali durevoli e igienici (acciaio, vetro, ottone, ecc…) sono disponibili per tutte le necessità, pronti all’uso dopo una semplice lavata, e a un prezzo decisamente conveniente?

Sinceramente: che senso ha buttare via, tanto per restare nell’esempio iniziale, il nostro vassoio in acciaio inossidabile, robusto, pulito, senza un graffio, rimasto identico a quando era nel suo primo negozio, con la differenza che lì costava almeno 40 euro e noi l’abbiamo preso a 15?

I negozi dell’usato, per l’esperienza che ci stiamo facendo – e ne abbiamo girati parecchi, ovunque – hanno un solo, prevedibile, limite: vanno girati con tanta pazienza. Perché se hai fretta di trovare qualcosa, o hai un grande colpo di fortuna o devi rassegnarti ad aspettare che qualcuno si disfi proprio di quello che serve a te.

Sempre all’insegna del riuso-riciclo-risparmio, vi propongo questo innovativo modo di sopperire all’acquisto di parrucche o tinture per trasformare una ciocca di lana semilavorata, presa a Terra Futura, in una ecologica chioma castana:

lana-in-testa

Diciamo che è in fase di sperimentazione, per cui è ancora necessario l’ancoraggio manuale

…  in questo caso, però, se l’esempio non vi induce a emulare… siete più che giustificat*!!!!! ;-)

 

Informazioni su Jaulleixe

cyberactivism, ecology, nature, art, music, trashware, vegetarianism, veganism, feminism, GIS, psichology, sociology, theology, wildness, trekking, woods, gender studies, fair trade, informatics, homemaking, raw food, retrocomputing, doodling, guerrilla gardening, modding... "Those who claim to care about the well-being of human beings and the preservation of our environment should become vegetarians for that reason alone. They would thereby increase the amount of grain available to feed people elsewhere, reduce pollution, save water and energy, and cease contributing to the clearing of forests. When nonvegetarians say that 'human problems come first' I cannot help wondering what exactly it is that they are doing for human beings that compels them to continue to support the wasteful, ruthless exploitation of farm animals." - Peter Singer, on "Animal Liberation"
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Una risposta a Usato. E allora?

  1. daniela ha detto:

    Hai perfettamente ragione Julie….io ho sempe avuto l’abitudine di frequentare mercatini e negozi dell’usato anche prima della crisi,mi piace tutto quello che ha il sapore del vissuto,specialmenteper le mie creazioni a decoupage.E’ sempre bello venire a fare un giro sul vostro sito…sarebbe bello se al mondo ci fossero piùpersone come voi due!…..un abbraccio Dany

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