Quale futuro per Terra Futura???

terra-futura libri-in-movimento

L’abbiamo segnata sul calendario mesi fa; un appuntamento a cui ci sarebbe dispiaciuto mancare, e, seppur a pelo, ce l’abbiamo fatta. Terra Futura.

Quest’anno per ragioni di tempo non ce l’abbiamo fatta a seguire alcun seminario, o lezione, o iniziativa “interattiva”. Per cui non ci soffermeremo assolutamente su questo punto.

Tra i vari espositori c’è stata qualche gradevole novità, come queste borse ricavate dai manifesti XL-sized che a volte vediamo appesi su palazzi e simili, lungo le strade:

ex-manifesti3 ex-manifesti ex-manifesti2

O questi oggetti d’arredamento, recuperati da materiali di riuso, come sopra, o realizzati direttamente in cartone:

poltrona-cartone panca-jeans

puff-riciclati sedie-cartone sedie-peumatiche

soggiorno-cartone lampada-cartone

Ovviamente non potevamo non fare un salto nella zona open source, e scoprire modi originali di riutilizzare parti inutilizzabili di vecchie componenti hardware. Però nessuno si occupava specificatamente di e-waste :-(

case-alla-base-del-tavolo stand-linux by-lorena-colme

Anche l’attenzione per i comportamenti alimentari era presente, seppur con qualche “discrasia”. Per esempio….

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… c’era il celeberrimo rubinetto dell’acqua potabile, gratis, per tutti. Ma perché non mettere accanto un banchetto con bicchieri stroboscopici in acciaio? Non sono economici, è vero. Ma sarebberopotuti essere un’idea e un’occasione per chi beve spesso fuori casa, ad esempio, e avrebbe potuto acquistare a Terra Futura un oggetto da tenere poi con sè normalmente in borsa, per esempio per andare a lavoro o a convegni.

E invece c’era una montagna di bicchieri di plastica.

C’erano poi diversi stand e banchetti interessanti…

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… ma ad occhi esperti, anzi, no, diciamo “allenati” (ne abbiamo di esperienza da fare…..!) come i nostri emergeva chiaramente la presenza di tante, tante bancarelle che speculavano economicamente sulla buona fede dei visitatori, o perché offrivano prodotti validi ma troppo cari (un esempio veramente banale e alla portata di quasi chiunque: lo stesso sapone di Aleppo comunemente diffuso in ogni erboristeria, e solitamente messo in vendita a un prezzo variabile tra i 3 e i 4.50 €, l’abbiamo visto in vendita a partire da € 6!!!!!!!!) o perché offrivano prodotti dubbi… e talvolta erano cari pure quelli (c’era un banchetto alimentare che vendeva al modico prezzo di € 3 l’uno una sorta di panzerotti ripieni di verdure e seitan … oltretutto freddi e di qualche giorno… IMMANGIABILI… e pensate che ne abbiamo presi tre!!!!)

Da questo punto di vista, abbiamo trovato decisamente più soddisfacente il contatto  con le associazioni.

Solo per citarne alcune, il Movimento Uomini Casalinghi….

movimento-uomini-casalinghi movimento uomini casalinghi manifesto-uomini-casalinghi

… che sarebbero anche un interessante oggetto di studio dal punto di vista sociologico per la loro messa in discussione dei noti stereotipi di genere in merito al lavoro dentro e furi casa. O, sepre per restare all’interno dei gender problem, il Cospe, con la sua campagna +DONNA (di cui è stata subito acquistata la tazza ^_^)…

campagna-piu-donna

Ma più di tutte, all’interno delle già note associazioni animaliste cui abbiamo devoluto volentieri qualche euro, ci ha colpito questa iniziativa del Ceda ONLUS (da NON confondere con quest’altro “CEDA” qui) :

ceda-onlus-mutua-animali

Una mutua per gli animali ci è sembrato un progetto d’avanguardia e davvero illuminante. In effetti, sancire i diritti degli animali sulla carta e tutelarli, nella pratica, solo a metà, è un po’ ipocrita. Purtroppo i tempi sono quelli che sono, e i soldi pure, per cui al momento si tratta di un progetto sperimentale rivolto esclusivamente ai padroni di animali di affezione a basso reddito e residenti nel Comune di Firenze. Ma è già qualcosa.

Come l’iniziativa Icea di rendere disponibile, gratuitamente, due programmi per la lettura “rapida” delle etichette di prodotti c.d. biologici (o presunti tali), cosmetici o alimentari. L’iniziativa può sembrare strana: dovrebbe essere la società a garantire, apponendo su richiesta (e pagamento) del produttore il bollino che indica il superamento del controllo di qualità. E’ anche vero, però, che – sarà capitato anche a voi – quante volte in erboristeria o nei mercatini ci sentiamo dire “E’ tutto biologico, manca solo la certificazione perché ottenerla è troppo costoso”. Fidarsi passivamente di questa affermazione implica da un lato una delegittimazione degli organismi di controllo – come  Icea, appunto – ma anche l’assunzione, da parte del consumatore, di un rischio non quantificabile perché – a meno che non siate dei chimici, dei biologi o degli esperti del settore! – non si può verificare. Ora, noi li abbiamo già scaricati e utilizzati e ne abbiamo già individuato alcuni limiti (su cui torneremo nei prossimi post) ma, se vi si ricorre esclusivamente per capire se un prodotto è fintamente spacciato per biologico, come abbiamo già detto, è già qualcosa.

Che dire del resto? Se percepite uno scarso entusiasmo complessivo, non sbagliate. Qualche settimana prima di Terra Futura, una conversazione con un piccolo artigiano “ecoresponsabile” ci fece venire qualche dubbio sull’organizzazione dell’evento. Fate anche voi due conti. LA PIAZZOLA PER ESPORRE COSTA 300 EURO A GIORNATA. A questo va sommato il costo per raggiungere il posto (mica tutti i venditori/produttori etici risiedono a Firenze!) e, spesso, quello del pernottamento. A questo si sommino i costi delle materie prime “di qualità”, che comportano per il piccolo venditore o il piccolo produttore, un aumento del costo unitario del prodotto finito e quindi – in linea di massima – una più contenuta quantità di prodotti venduti a fine giornata.

Questo vuol dire che, a meno che non si vendano oggetti particolarmente costosi come i pannelli solari, o oggetti particolarmente rari – ma anche effettivamente ricercati – per il piccolo artigiano è più la spesa che l’impresa e, al momento di decidere se partecipare o no all’evento, rinuncerà. Cosa effettivamente accaduta per il tipo con cui abbiamo parlato, e che dev’essere accaduta per molti altri, dato che tra le bancarelle “valide” la maggior parte appartenevano ad aziende medio-grandi già affermate nel loro settore (come quella delle borse ricavate dai manifesti, che si è potuta permettere il viaggio per Firenze… dalla Sicilia!).

Non fraintendeteci. Non vogliamo screditare le grandi società in quanto tali. Ognuno deve fare il suo per “comportarsi bene”, e trarre profitti anche su larga scala ma con un occhio di riguardo per l’ambiente è e rimane una cosa apprezzabile.

Rimanendo semplicemente nell’ambito dell’efficacia dell’evento, però, la nostra impressione è che col passare del tempo si riesca sempre meno a ricordare il motto “piccolo è bello”: il piccolo produttore, che ad esempio riusa, riutilizza e ricicla a livello spesso locale, e che potrebbe dare l’esempio per la diffusione sul territorio di buone prassi, ci sembra sempre meno incoraggiato a partecipare.

Per contro, aumentano quelli che, appunto perché ricorrono alle produzioni di scala o, peggio, perché sono poco “trasparenti”, si lanciano più facilmente nell’impresa. La presenza di questi ultimi è davvero controproducente, perché all’inesperto di buona volontà spillano qualche soldo, all’inesperto diffidente (ricordiamo che essendo a ingresso libero, può entrare chiunque, anche poco motivato) non fanno altro che confermare dubbi, rinforzando l’etica disfattista del “tanto non cambia niente”.

Anche a noi, che siamo particolarmente infastiditi dagli atteggiamenti di facciata in generale, sono cascate più volte le braccia. Tanta “selezione” degli espositori da parte dello staff, per poi trovarsi dinanzi a oggetti che odorano di made in China (e non si trattava di banchetti etnici orientali) a distanza di un km. Tanto valeva, allora, permettere di esporre anche ai cinesi veri (di cui Firenze è oltretutto piena). Sarebbe stato meno razzista, e meno ipocrita.

Informazioni su Jaulleixe

cyberactivism, ecology, nature, art, music, trashware, vegetarianism, veganism, feminism, GIS, psichology, sociology, theology, wildness, trekking, woods, gender studies, fair trade, informatics, homemaking, raw food, retrocomputing, doodling, guerrilla gardening, modding... "Those who claim to care about the well-being of human beings and the preservation of our environment should become vegetarians for that reason alone. They would thereby increase the amount of grain available to feed people elsewhere, reduce pollution, save water and energy, and cease contributing to the clearing of forests. When nonvegetarians say that 'human problems come first' I cannot help wondering what exactly it is that they are doing for human beings that compels them to continue to support the wasteful, ruthless exploitation of farm animals." - Peter Singer, on "Animal Liberation"
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5 risposte a Quale futuro per Terra Futura???

  1. giuseppina ha detto:

    Grazie per averci reso partecipi della vostra esperienza, continuate a scrivere di queste cose…ha ragione chi parla della potenza della parola! Solo un appunto: dopo la descrizone della fiera nella parte riguardo l’analisi economica ho avuto difficoltà a tenere la concentrazione e l’interesse fino alla fine. Secondo me sarebbe meglio le analisi del genere renderle più semplici con un modo di scrivere più schematico e meno discorsivo, magari come premessa al post. Per il resto concordo pienamente con la la vostra linea di pensiero soprattutto con la conclusione ;)

  2. Isa ha detto:

    oh mamma, alcune cose sono davvero strame però !!!!!grazie mille delle informazioni che ci date sempre.ciaooooooo

  3. Alexander e Julie ha detto:

    grazie a voi dell’interesse dimostrato e soprattutto dei consigli. Ne faremo tesoro :-D

  4. Stefania ha detto:

    Ciao a tutti, mi sono imbattuta in questo blog cercando delle sedie in cartone e google mi ha rimandato qui…so che sono passati diversi anni e chissà, forse questa mia domanda finirà nel dimenticatoio, ma volevo sapere se qualcuno conosceva il nome di chi produce appunto quelle sedie in cartone (in particolare quella con seduta e schienale rosso) che è stata pubblicata in questo post.
    Ringrazio molto chiunque mi sappia aiutare e mi scuso per l’intrusione….

    Stefania

    • Jaulleixe ha detto:

      Ciao Stefania,
      innanzitutto non ti scusare perchè se in qualche modo possiamo esserti utili aiuti questo blog a crescere, per cui, semmai, siamo noi a ringraziare te. Sono effettivamente passati alcuni anni e potremmo non aver conservato il materiale informativo relativo. Se ci concedi qualche giorno di tempo, però, possiamo fare un prima verifica “documentale”, cioè vedere se nel blocco delle foto di allora, da cui abbiamo estrapolato le immagini delle sedie, ci fosse una ripresa dello stand o di altro che ci può ricondurre al produttore. Secondariamente, proprio il prossimo week end, c’è di nuovo Terra Futura: purtroppo, ogni anno che passa, gli stand degli espositori si riducono, per cui non possiamo sapere se il venditore di sedie in cartone ci sarà. Ma è un evento che rimane ad accesso gratuito (a differenza di altri importanti eventi equivalenti sul piano contenutistico, pensa a Fa la cosa giusta e simili), per cui farci un salto, specie per chi sta in zona non è di eccessivo sacrificio. Se tra venerdì e domenica sei a Firenze, puoi provvedere personalmente. Sennò, senza promettere niente, vedremo noi cosa si riesce a fare ;-)
      Nel frattempo, buona serata!

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