I soliti furbetti

Dunque, come sempre andiamo a fare la spesa, libretto controlla-ingredienti sottomano.

Adocchiamo la zona barattolame.
Adocchiamo  I quattro legumi della Ecor.
Primo controllo: gli ingredienti. “Legumi in proporzione variabile 60% (borlotti, ceci, cannellini, fagioli rossi Red Kidney), acqua, sale. Niente di dannoso per la salute. Passato.
Secondo controllo: il prezzo. € 0, 88 per 400 g. Onesto, visto anche che dovrebbero essere biologici. Passiamo pure al…
terzo controllo: siamo in un negozietto biologico, no? Vediamo se hanno la certificazione. Ce l’hanno.
Messi nel carrello.
E così con tutti gli altri prodotti, poi cassa, poi a casa.
A casa vengono messi a posto,  e una prima confezione viene presto utilizzata per un piatto a base di riso.
Poi un giorno, oggi per l’appunto, capita tra le mani lo scontrino di quella spesa. Si vede cosa può essere interessante pubblicare su blog tra ciò che non è ancora stato annotato, si opta per i “4 legumi”, si va prender la confezione, ci si posiziona davanti al pc.
E si nota,  in basso a destra: “ceci italiani”. I ceci dunque vengono dall’Italia. E donde arriveranno gli altri? Negli ingredienti non si vede niente in proposito. Li scorriamo tutti, percorrendo dall’alto in basso il retro dell’etichetta in cinque lingue, e finalmente una scritta piccolina in fondo rivela: “Origine/Country of origin: Italy – China“.
Cina. Cina! :-(
Ecco cosa abbiamo dimenticato di controllare: la filiera!
Quanto costa in termini ambientali (e non solo… cosa ne sappiamo della tutela lavorativa dei coltivatori di fagioli da quelle parti???) il trasporto di legumi da un lato all’altro del mondo? Legumi che, lo precisiamo, esistono anche dalle nostre parti? Un bel dire allora che sono biologici, che costano poco (anzi, allora potevano anche costare meno!), che hanno l’etichetta verde che fa molto eco-figo, che si trovano sugli scaffali di un negozietto bio-natur-green e quant’altro…
Tanti sforzi e abbiamo comprato il probabile equivalente di molti altri mix di legumi afferrabili a caso nel primo negozio o supermercato scelto anch’esso a caso.
Ci servirà da lezione. E lo condividiamo qui, sperando possa risparmiare l’incauto acquisto futuro anche a voi.
CI TENIAMO PERO’ A RICORDARE A QUESTO GENERE DI PRODUTTORI DI ALIMENTI “ALTERNATIVI” CHE HANNO LA DOPPIA COLPA* DI CONTRIBUIRE A INQUINARE ULTERIORMENTE IL MONDO – COME MOLTI ALTRI – E DI SCREDITARE ANCHE GLI SFORZI DI QUANTI LAVORANO ONESTAMENTE PER CREARE VERAMENTE QUALCOSA, NEL PROPRIO PICCOLO, DI MIGLIORE.
A MAGGIOR RAGIONE NOI NON RINUNCEREMO ALLE NOSTRE RICERCHE MA ANZI CI “INCAPONIREMO” ANCORA DI PIU’ NELL’ANDARE A SCOVARE TUTTE LE ALTERNATIVE RAGIONEVOLI CHE NON SOLO CONSENTANO DELLE SCELTE RESPONSABILI, MA SOPRATTUTTO SIANO ALLA PORTATA DI DI LIVELLI DI STIPENDIO E DI CULTURA PIU’ BASSI POSSIBILI, PERCHE’ GLI ACQUISTI FATTI CON LA COSCIENZA “A POSTO” – E QUINDI ANCHE L’ATTIVISMO NEL QUOTIDIANO – NON DEVONO ESSERE UNA SCELTA SNOBISTICA LIMITATA A UN ELITE ECONOMICO-MORALE MA UNO STILE DI VITA  ACCESSIBILE A CHIUNQUE SIA SENSIBILE AL PROBLEMA.
*: senza contare il danno “psicologico” dell’acquirente ingenuo ma volenteroso che si fida e si sente “tradito” nella sua buona fede quando capisce di essere stato moralmente truffato. A quanti hanno provato questa sensazione vogliamo dire: non demordete, non è vero che allora “è tutto uguale, una marca vale l’altra” e così via. Il mondo è pieno di speculatori e vigliacchi, ma, come insegnano i movimenti di consumatori, l’unione fa la forza, così come l’assenza di pregiudizi (in positivo o in negativo) verso marche o prodotti in particolare. Mai fidarsi, sempre informarsi, verificare, controllare!

Informazioni su Jaulleixe

cyberactivism, ecology, nature, art, music, trashware, vegetarianism, veganism, feminism, GIS, psichology, sociology, theology, wildness, trekking, woods, gender studies, fair trade, informatics, homemaking, raw food, retrocomputing, doodling, guerrilla gardening, modding... "Those who claim to care about the well-being of human beings and the preservation of our environment should become vegetarians for that reason alone. They would thereby increase the amount of grain available to feed people elsewhere, reduce pollution, save water and energy, and cease contributing to the clearing of forests. When nonvegetarians say that 'human problems come first' I cannot help wondering what exactly it is that they are doing for human beings that compels them to continue to support the wasteful, ruthless exploitation of farm animals." - Peter Singer, on "Animal Liberation"
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2 risposte a I soliti furbetti

  1. giuseppina ha detto:

    Bel post, condivido pienamente!

  2. daniela ha detto:

    Si condivido pienamente anche io!!……

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