“Fare la spesa”

Nei posti afferenti a questa categoria condivideremo i nostri sforzi di essere degli acquirenti responsabili nei confronti:

  • della nostra salute
  • della salute degli animali
  • della Natura
  • del mondo che lasceremo agli altri dopo di noi

Chi ha già un’infarinatura nel settore a seguito di letture, studi, attività ecc.. probabilmente non avrà risolto tutti gli interrogativi con cui si era avvicinando alla forma di consumo critico prescelta. Noi ad esempio ci interroghiamo spessissimo sui modi  per giungere a  soluzioni etiche compatibili con:

  • un reddito contenuto;
  • il poco tempo a disposizione per spostarsi e “girare” alla ricerca di prodotti validi ma non troppo costosi;
  • l’informazione sempre limitata che necessita particolari aggiornamenti (e sui cui sarebbe bello scambiarsi informazioni vicendevoli);

Cerchiamo insomma una ragionevole soluzione di “compromesso”. Cosa sarebbe (o sembrerebbe) bello e giusto nel mondo perfetto lo sappiamo: eliminare il supermercato, compare solo biologico, rifornirsi esclusivamente dai GAS, dalle piccole rivendite locali o dai bio-shop o dai mercatini equosolidali che ora si stanno diffondendo sul territorio. Il punto è che non solo bisogna fare i conti con le proprie tasche e con il tempo disponibile, ma è inevitabile fare un lavorone di ri-controllo e ri-valutazione persino dei prodotti in vendita nei posti “giusti”, perché:

  • si sta sviluppando un mercato etico parallelo che non propone sempre prodotti  effettivamente validi, spesso in vendita a un prezzo molto più alto di quel che potrebbero costare senza speculazioni;
  • non vogliamo rinunciare, nonostante i limiti di cui sopra, a dare il nostro – anche piccolo – contributo per fermare lo spreco e l’inquinamento crescente (purtroppo anche con il consenso delle istituzioni preposte al controllo)
  • prima o poi si capita al supermercato; tanto vale imparare a riconoscere i pochi prodotti salvabili che eventualmente vi si possono reperire.

Speriamo, dimostrando che è possibile almeno ridurre il proprio impatto sull’ambiente e i danni alla propria salute, di invogliare altri a percorrere i nostri passi, e magari a collaborare con noi per integrare le nozioni pratiche che potrebbero ulteriormente aiutarci.

Coloro che eventualmente fossero più avanti di noi nel mettere in pratica i buoni propositi non ci giudichino con troppa severità ;-P in fondo imparare ad acquistare in modo etico e responsabile è una cosa che si apprende per piccoli passi.

Ecco come ci muoveremo: mixeremo esperienza quotidiana e informazioni estrapolate dalle nostre fonti informative (cartacee e non) provando a trarne dei (possibili) suggerimenti pratici per velocizzare gli acquisti quotidiani  che riducano al contempo il margine di incertezza a cui siamo comunque esposti.

Orientativamente i nostri criteri saranno:

  1. non pretendere di trovare l’equivalente “buono” anche di quei prodotti di cui si può fare a meno (rinunciare, ad esempio, a consumare porcherie come i pan di spagna chimici farciti  di cremine altrettanto chimiche che incredibilmente non si deteriorano mai è oltretutto un guadagno per la nostra salute!);
  2. indicare chiaramente quali sono gli ingredienti dannosi per la nostra salute e come riconoscerli nelle etichette;
  3. trascrivere indicazioni precise per riconoscere e confrontare i diversi prodotti proposti;
  4. partecipare, dove possibile, alle campagne di boicottaggio. 

Il punto 4 è quello su cui è più difficile lavorare rifornendosi prevalentemente dalla grande distribuzione, per questo dopo mille ragionamenti abbiamo convenuto sulla necessità di procedere, nella definizione della propria linea d’acquisto, secondo queste priorità: tutelare prima coloro che non hanno i mezzi né la consapevolezza per essere tutelati, poi quelli che vorrebbero essere tutelati ma non possono, poi quelli che avrebbero dei mezzi seppur limitati per contribuire alla loro tutela. Procedendo nell’ordine,  I PIU’ INDIFESI IN  ASSOLUTO SONO GLI ANIMALI E LA NATURA IN GENERALE, inconsapevoli di come porre fine alla loro situazione e del tutto irresponsabili di quanto subiscono. Subito dopo di loro ci sono I LAVORATORI DEI PAESI POVERI SFRUTTATI IN MODO PREMEDITATO DALL’OCCIDENTE CHE HA POSTO LE PREMESSE PER EVITARE LA LORO EMANCIPAZIONE PRIMA DI AVVIARE LA “COLLABORAZIONE”; al terzo posto mettiamo  I LAVORATORI OCCIDENTALI, SEMPRE PIU’ ESPOSTI AL PRECARIATO E ALLO SFRUTTAMENTO, CHE DISPONGONO però DI STRUTTURE SINDACALI E CHE SONO IN PARTE STATI RESPONSABILI DELL’INDEBOLIMENTO DELLE STESSE; IN ALTRE PAROLE, DOPO CHE I LORO NONNI E I LORO PADRI HANNO VERSATO SANGUE PER RIVENDICARE I  LORO DIRITTI, MOLTI LAVORATORI SI SONO “ACCOMODATI” SU QUEGLI STESSI DIRITTI ACQUISITI DANDOLI PER SCONTATI: sono gli anni del “disimpegno”, della borghesizzazione del proletariato, dello spreco e del consumo di massa.

Infatti mentre con il boom economico del secondo dopoguerra i grandi poteri industriali indoravano la pillola proponendo fittizie soddisfazioni di esigenze inventate ad hoc, il potere sindacale, apparentemente non più necessario, si sgretolava (o si svendeva: ma questa è un’altra storia). E oggi che i sindacati assomigliano a categorie svuotate di senso, non ci pare sensato che le giovani generazioni nostrane siano disposte a scendere massicciamente in piazza per festeggiare i mondiali di calcio, e non siano altrettanto presenti quando bisogna fare pressione sul Governo per tutelare il posto di lavoro. Un atteggiamento del genere è insomma molto meno meritevole di solidarietà rispetto alle situazioni delineate poco sopra.

La polemica potrebbe essere sviluppata ulteriormente, criticando costruttivamente la mancanza di impegno civile dei nostri contemporanei, o un impegno di facciata forse che risponde più a esigenze di appartenenza e identificazione che non a ottenere – col sacrificio! – risultati concreti. Ma veramente andremmo fuori tema.

Insomma: queste al momento sono le nostre motivazioni e i nostri criteri di scelta. Speriamo di migliorarci, aiutarvi a migliorarvi, e se necessario di cambiare anche radicalmente. Riassumendo un enunciato di Gandhi, la coerenza è agire in funzione di quel che riteniamo giusto; pertanto, se la nostra idea di giusto cambia nel tempo, è senz’altro più coerente cambiare le nostre idee  e i nostri propositi, piuttosto che rimanere ottusamente “fedeli” ai nostri pensieri iniziali.

Infine, una richiesta a voi che interagirete con noi. Nel consigliarci, correggerci, criticarci, non attingente, per favore, alle catene di sant’Antonio e simili. Sui temi delicati girano sempre tante bufale!

Noi ci documentiamo e ci aggiorniamo costantemente attraverso diversi siti specializzati (o che reputiamo attendibili), convegni, conversazioni con esperti del settore e, soprattutto, tante pubblicazioni*.

Fatelo anche voi  :-)

* a proposito delle pubblicazioni, per questa sezione del blog attingeremo tra gli altri ai seguenti manuali di rapida consultazione che vi consigliamo di portare sempre con voi:

Corinne Gouget, Addittivi Alimentari! La verità su coloranti, E 621, E 951 & Co., Macro Edizioni, 2009 [€ 7]

Nadia Tadioli, Senza Trucco. Cosa c’è, davvero, nei cosmetici che usiamo ogni giorno, Ecoalfabeto – I libri di Gaia, 2009 [€ 12]

Edita Pospisil, Colesterolo. Come sconfiggere un pericoloso nemico del nostro benessere, L’Airone, 2008 [€ 7]

Informazioni su Jaulleixe

cyberactivism, ecology, nature, art, music, trashware, vegetarianism, veganism, feminism, GIS, psichology, sociology, theology, wildness, trekking, woods, gender studies, fair trade, informatics, homemaking, raw food, retrocomputing, doodling, guerrilla gardening, modding... "Those who claim to care about the well-being of human beings and the preservation of our environment should become vegetarians for that reason alone. They would thereby increase the amount of grain available to feed people elsewhere, reduce pollution, save water and energy, and cease contributing to the clearing of forests. When nonvegetarians say that 'human problems come first' I cannot help wondering what exactly it is that they are doing for human beings that compels them to continue to support the wasteful, ruthless exploitation of farm animals." - Peter Singer, on "Animal Liberation"
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