I coniugi Cip

Casa “nostra” metà è da ultimare, metà è da rifare, tutta è da ripulire, carteggiare, smuffare. Tappare.

Per qualcuno però va bene esattamente così com’è. In particolare il buco del mai finito (e mai ultimabile, per precedenti controverse condominiali) “buco di sicurezza” posto al di sotto della caldaia. Si, quello previsto dalla legge per evitare di saltare in aria per il gas…  all’interno: grata. All’esterno?

All’esterno evidentemente niente, se una coppia di rondini ci ha fatto il nido!!!!!

La prima volta che abbiamo “avvertito” la loro inconfondibile presenza, temevamo che un nido di passeri o piccioni fosse venuto giù da chissà che comignolo. Non conoscendo bene l’ossatura e i vari “canali interni” di questa dimora piena di “sorprese” ci siamo affannati una mattina intera – chiamate a parenti e spazzacamini, agende depennate, volontari animalisti che quando serve non si trovano mai…  e alla fine, non sapendo come avvicinarcisi senza peggiorare il danno, abbiamo spaccato il muro tutto intorno.

E abbiamo trovato un bel nido, fresco, molto pulito, giallo e verde. Noi ci aspettavamo uno scenario splatter, alette rotte, pulcini esanimi, prime piume insanguinate qua e là.  E possibilmente un passaggio verso presunti altri canali di sfiato che ci tutelasse dalla rottura dei tubi del termosifone.

E invece ecco un nido recente e pulito, e un passaggio evidentemente incompleto (guardando la facciata sembra sia solo venuta via una crosta dalla facciata) per il gas. Allora quella grata sudicia e vecchia che non avevamo ancora avuto modo di “analizzare” (e che durante le varie telefonate è stata raccontata, scandagliata, fino ad acquisire una personalità propria) sarebbe potuto servire davvero!

Il nido subito dopo l’operazione di sfondamento sembrava vuoto. E comprensibilmente: quali volatili sarebbero rimasti con tutto il rumore prodotto da martello e scalpello….

“Che facciamo?” “Mah, boh… non sarebbe proprio il posto migliore, sia dal nostro che dal loro punto di vista” “Sì, che poi la grata si ottura e perde la sua funzione” “Già e poi starebbero meglio sugli alberi…”

Tolta tutta la paglietta. Ripulito tutto. Richiuso tutto. Ma poi…

TUTTO RIFATTO! O.O

In neanche tre ore di “cip” di qui e “cip” di lì – che emozione avvicinare l’orecchio alla grata, sospendere il respiro per non fare rumore, e ascoltare sottili cinguettii, strofinamenti con la paglia, colpetti di becco qua e là – il primo filo d’erba secca usciva da una delle fessure della grata tanto per far capire come è stata presa la rimozione coatta.

Poveri… in fondo avranno pur bisogno di un ricovero, e in quanto a sicurezza da umani e predatori, quel buco è ottimale.

Hanno vinto loro. Adesso la giornata è scandita dai loro cinguettii. Ormai sappiamo interpretare ogni loro forma di conversazione. Ggli “Aspettatemi” e gli “Arrivo anch’io” urlati ai colleghi già in volo alle 5 di mattina…. gli “Aspetta un attimo” che si gridano l’un l’altro mentre stanno per uscire nel tardo pomeriggio per le ultime “commissioni” (in realtà è attualmente accreditata una versione  in cui il primo CIP sia di lui che direbbe più o meno “insomma, anche stavolta facciamo ritardo” e lei dovrebbe cippare più o meno un “io per prepararmi ho i miei tempi”)… i CIP più sottovoce, ravvicinati e scattosi di quando spettegolano aggiornandosi sulle altre nidiate… i CIP distanti e stizziti di lei che  critica l’arredamento dell’alloggio e lui che si giustifica, fino a che non commette l’errore di suggerire l’IKEA e lei allora alza il tono, infervorata, cippando che vuole un nido di qualità, che quelle cose usa e getta l’anno dopo vanno ricomprate e che non può mica rifare il nido da zero ad ogni migrazione.

Ai loro momenti di vita familiare cui partecipiamo involontariamente (chi ha avuto o ha dei vicini rumorosi capirà benissimo) si aggiungono le relazioni di vicinato propriamente dette. Quando mettiamo su la lavatrice (non c’è spazio per spostarla e l’attacco è proprio a fianco alla grata): da quando carica l’acqua a fine centrifuga ogni cippata è sospesa; poi attengono 5-10 minuti da quando stacchiamo la corrente e si sente, flebilissimo, tremolante, ma distinto, un “C-IIIP?” in cui lui chiede a lei, o viceversa: “Sarà finito????”. Si, non trema più niente, tutto finito. E riprendono a far casino. O quando – non sia mai – ci viene sete nel cuore della notte e andiamo in cucina per bere un bicchiere d’acqua. Appena schiacci l’interruttore ti senti gridare un incazzosissimo “CEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEP!” che in cippese vuol dire più o meno: spegni quella ca**o di luce! E noi allora spegnamo.

Speriamo non facciano rimostranze alla prossima riunione condominiale *_*’

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